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direttore Paolo Pagliaro

Il lavoro straniero
fa l’Italia più ricca

Il lavoro straniero <br> fa l’Italia più ricca

di Paolo Pagliaro

Con il decreto flussi 2026-2028, il governo ha dato il via libera all’ingresso di 500mila stranieri non comunitari per il triennio appena iniziato. E’ l’implicito riconoscimento che solo grazie agli stranieri può essere soddisfatto il fabbisogno di manodopera da parte di molti settori produttivi dell’economia italiana.

Gli occupati stranieri in Italia sono 2,5 milioni (10,5% del totale), con una rilevante presenza in professioni meno specializzate e spesso caratterizzate da un elevato livello di precarietà. Il 39,6% degli occupati italiani è impiegato in professioni qualificate o tecniche, mentre, nell’universo degli stranieri, ciò avviene solo nel 9,1% dei casi . I lavoratori stranieri sono infatti principalmente operai e artigiani (31,7%) o attivi nelle professioni meno qualificate (29,4%). Per il momento, dunque, l’occupazione straniera svolge una funzione complementare rispetto a quella italiana, occupando spazi nel mercato del lavoro che non vengono completamente colmati dalla forza lavoro locale.
Su Neodemos, Enrico Di Pasquale e Chiara Tronchin della Fondazione Leone Moressa  calcolano che, nonostante questa “rigidità” in termini di settori e mansioni, il valore aggiunto prodotto dagli occupati stranieri valga  177 miliardi di euro, con un’incidenza pari al 9% del totale. L’agricoltura registra la quota più elevata, con circa il 18% del valore aggiunto del settore attribuibile alla forza lavoro straniera. Seguono l’edilizia, con un’incidenza pari al 16,4%, e il comparto degli alberghi e della ristorazione, dove i lavoratori immigrati contribuiscono per circa il 12,5% del totale. Dal punto di vista fiscale, la giovane struttura per età degli stranieri in Italia (età media 36,1 anni, contro 47,1 degli Italiani) fa sì che essi incidano molto poco sulla spesa pubblica: quasi nulla sulle pensioni (meno dell’1%), poco sulla sanità (meno del 5%) ma di più sull’istruzione, data la presenza di oltre l’11% di alunni stranieri, e su alcune voci di welfare assistenziale, peraltro marginali  (oltre il 17% nella spesa per famiglia e figli, disoccupazione, malattia).
Ma, in sintesi, nel confronto tra le voci di entrata e di uscita per l’anno d’imposta 2023, l’ultimo disponibile, il saldo tra costi e benefici dell’immigrazione è molto positivo per le casse dello Stato, che guadagna 1,2 miliardi di euro. Le analisi del Rapporto annuale della Fondazione Moressa (pubblicato dal Mulino) dimostrano in sostanza che l’immigrazione, se gestita e ben regolata, contribuisce al benessere di tutti.

(© 9Colonne - citare la fonte)