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direttore Paolo Pagliaro

A GINEVRA IL POKER
DELLA DIPLOMAZIA

A GINEVRA IL POKER <BR> DELLA DIPLOMAZIA

L'agenda diplomatica di quest’oggi a Ginevra trasforma la città svizzera nel baricentro di una partita a poker geopolitica in cui la posta in gioco è la stabilità globale. I tavoli sono due, non sovrapposti ma profondamente interconnessi: da un lato il conflitto in Ucraina, dall'altro il dossier sul nucleare iraniano. Le "fiches" di questo scontro sono tanto brutali quanto asimmetriche: da una parte si contano i chilometri quadrati di territorio conquistati al prezzo di migliaia di vite umane; dall'altra, la sottile e invisibile percentuale di arricchimento dell'uranio nelle centrifughe di Teheran. In questo scenario, il bluff è la cifra stilistica predominante. Vladimir Putin continua a ostentare una postura massimalista, lasciando intendere che la Russia sia disposta a una guerra di logoramento infinita per piegare Kiev. Eppure, dietro la retorica della forza, l'economia russa mostra crepe strutturali che molti analisti considerano insostenibili nel lungo periodo. Il Cremlino scommette sulla stanchezza dell'Occidente, ma quanto di questa determinazione è reale e quanto è necessità di nascondere la fragilità interna?

A giocare una mano pericolosa è anche il Ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, costretto a un bluff di necessità per mascherare le vulnerabilità della Repubblica Islamica. Nonostante la retorica di sfida sull'arricchimento dell'uranio — "ciò che non è sul tavolo è la sottomissione alle minacce" — Teheran arriva a Ginevra profondamente indebolita: all'interno, il regime è ancora scosso dall'onda d'urto delle repressioni di piazza che hanno minato la legittimità del potere; all'esterno, la morsa delle sanzioni e l'instabilità regionale rendono il compromesso l'unica via d'uscita reale per evitare il collasso. Araghchi simula forza, ma la sua vera posta è ottenere un allentamento della pressione economica prima che le tensioni interne esplodano nuovamente.

Su un tavolo parallelo siede Volodymyr Zelensky, impegnato in una difficile prova di resistenza diplomatica tra la necessità di non cedere sovranità e la pressione di alleati che iniziano a guardare al cronometro. Ma il vero "osservato speciale" di questa doppia partita è Donald Trump. L'ombra del neopresidente eletto incombe su ogni negoziato: la sua promessa di risolvere il conflitto ucraino in "24 ore" e la sua storica linea di massima pressione sull'Iran rappresentano l'incognita maggiore, con i suoi inviati Steve Witkoff e Jared Kushner già operativi sul campo a Ginevra.

L'interconnessione tra i due scenari è cementata dall'Asse Teheran-Mosca: la fornitura di droni e tecnologie militari iraniane alla Russia crea un sistema di vasi comunicanti che lega indissolubilmente i due tavoli. In questo complesso equilibrio, non va trascurata la presenza occulta di Pechino: la Cina osserva da dietro le quinte, agendo come garante economico e politico ultimo dell'asse, pronta a intervenire se gli interessi strategici del tandem Russia-Cina venissero minacciati. Ginevra oggi non sarà solo sede di colloqui, ma il teatro dove si testerà se la diplomazia può ancora svelare i bluff e prevenire un'escalation globale.

NELLA FOTO: la portaerei americana USS Gerald Ford, ridisclocata nelle acque mediorientali in vista di un eventuale attacco all'Iran (17 FEB – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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