Si è svolta ieri, presso la Sala Stampa della Santa Sede in via della Conciliazione, la conferenza di presentazione delle iniziative per il quarto centenario della Dedicazione della Basilica di San Pietro (1626-2026). Nell’occasione sono state annunciate attività di carattere spirituale e culturale, insieme ai nuovi servizi che saranno messi a disposizione di pellegrini e visitatori. Tra le iniziative illustrate – alla presenza, tra gli altri, del cardinale Mauro Gambetti, arciprete della Basilica Papale di San Pietro in Vaticano, di Claudio Granata, Director Stakeholder Relations & Services di Eni, e di Annalisa Muccioli, amministratore delegato di EniProgetti – particolare rilievo riveste il progetto “Oltre il visibile”, promosso congiuntamente da Eni per lo studio e il monitoraggio integrato del complesso monumentale di San Pietro. Grazie a tecnologie all’avanguardia, il progetto consentirà a quanti varcheranno la Basilica, provenienti da tutto il mondo, di conoscerla e interagire con essa e con il suo ecosistema digitale. Il percorso installativo e immersivo, organizzato all’interno della Basilica, è dedicato allo studio delle fondazioni e dei terreni su cui poggia l’edificio, nonché alla realizzazione di un sistema di monitoraggio strutturale integrato e permanente. L’installazione propone un racconto visivo della storia costruttiva della Basilica e del lavoro di conoscenza e tutela che ne accompagna la conservazione.
L’iniziativa si inserisce nel solco di un rapporto consolidato tra Eni e la Basilica di San Pietro, avviato alla fine degli anni Novanta con il restauro della facciata in occasione del Grande Giubileo del 2000 e proseguito attraverso attività di studio, ricerca e innovazione. Una collaborazione che unisce competenze tecnologiche e attenzione al patrimonio storico, con l’obiettivo di preservare e tramandare il luogo simbolo della città di Roma e della cristianità. “Le iniziative che abbiamo messo in campo nascono dal fatto che un centenario è sempre un'occasione per alimentare la memoria affettiva e attualizzare un evento storico” ha ricordato il Cardinale Mauro Gambetti. “Il logo dell'evento riprende la croce utilizzata per la dedicazione della Basilica, avvenuta il 1° novembre 1626. La nuova Basilica prese il posto di quella costantiniana che Papa Giulio II, nel 1506, decise di demolire poiché ormai fatiscente e non del tutto solida. All'epoca, con le tecnologie disponibili, la ricostruzione era l'unico modo per dare continuità alla custodia della memoria di Pietro. Nello spirito del Rinascimento, quella renovatio fu pensata in continuità con le origini, ma con una forma diversa: una porta aperta a tutti, come simboleggiato dallo splendido colonnato del Bernini. Oggi la celebrazione di questo quarto centenario si muove con uno sguardo rivolto 'oltre il visibile' e con 'fedeltà creativa', per custodire e rinnovare le linee direttrici tracciate fin dalla sepoltura dell'apostolo”.
Parlando del progetto “Oltre il visibile”, frutto della collaborazione con ENI, il cardinale ha sottolineato: “Se nel XVI secolo Giulio II dovette demolire per ricostruire, oggi Papa Leone può permettersi di rinnovare senza abbattere. Questo è possibile grazie alle tecnologie messe a disposizione da eccellenze italiane come ENI, Ferrovie dello Stato Engineering e Saertis, a cui va la nostra gratitudine per il contributo alla conservazione e tutela della Basilica”. Claudio Granata ha quindi descritto il contributo tecnico dell’azienda al progetto di monitoraggio: “L'intervento di ENI è come il negativo di una vecchia fotografia: c’è ma non si vede. Abbiamo collaborato con la Fabbrica di San Pietro e il Cardinale Gambetti in un processo durato 18 mesi, di cui 4.500 ore operative dedicate alla raccolta dati. La nostra storia con la Basilica inizia alla fine degli anni '90, quando partecipammo alla pulizia della facciata per il Giubileo del 2000. Come azienda tecnologica, abbiamo maturato esperienza in contesti critici come il restauro della Basilica di Collemaggio all'Aquila e di San Benedetto a Norcia dopo i sismi. Per San Pietro, abbiamo realizzato rilievi su una superficie di 80.000 m², coprendo l'intera area della Basilica. Grazie all'evoluzione tecnologica, abbiamo creato un 'gemello digitale' del complesso monumentale, capace di monitorare in tempo reale ogni minimo movimento della struttura e supportare le decisioni sugli interventi necessari”.
Annalisa Muccioli è quindi entrata nel merito del progetto: “Nel corso dei decenni, ENI ha imparato a studiare le profondità della terra e a comprenderne la natura e le molteplici caratteristiche; grazie ai nostri supercalcolatori, abbiamo potuto modellizzare la complessità del sottosuolo. Forti di queste competenze e dell'esperienza maturata in progetti complessi, abbiamo accettato con entusiasmo questa sfida. Il nostro lavoro non è stato un mero esercizio tecnico, ma è stato guidato da una visione chiara e da tre principi saldi. Il primo principio: la valutazione del contesto. Non si può operare in un luogo simile senza comprenderne e rispettarne il carattere unico. Abbiamo instaurato un fitto dialogo con i referenti della Fabbrica di San Pietro e studiato documenti che coprono un arco temporale dal 1600 ai giorni nostri. Il secondo principio: la non invasività. Ogni intervento è stato eseguito 'in punta di piedi', privilegiando indagini geofisiche, laser scanning e fotogrammetria da drone. Il terzo principio: la composizione del team. Abbiamo agito come nella composizione di un'orchestra, selezionando geofisici, fisici e topografi che hanno lavorato all'unisono, mossi da una passione condivisa”.
“Oggi si conclude una fase che ha richiesto un anno e mezzo di studio storico e progettazione – prosegue Muccioli – con 4.500 ore di lavoro su turni diurni e notturni. Il progetto ha coperto circa 80.000 m² di superficie, includendo la facciata, i colonnati, il corpo basilicale, le coperture, il sagrato e tutto ciò che non è visibile a occhio nudo, come le fondazioni. Abbiamo realizzato qualcosa di unico: un modello digitale integrale della Basilica. Non si tratta di una semplice immagine 3D, ma di un modello dinamico che unisce le geometrie strutturali del modello architettonico, la complessa geologia del sottosuolo e i dati raccolti in tempo reale da un sistema di monitoraggio strutturale. Quest'ultimo si compone di reti installate sulla facciata, sul tamburo della cupola e in altre zone sensibili, capaci di rilevare spostamenti millimetrici e inclinazioni del millesimo di grado. Questo 'strumento vivo' è ora a completa disposizione della Fabbrica di San Pietro, con dati monitorati 24 ore su 24. Il nostro obiettivo era arrivare all'invisibile: svelare ciò che si cela sotto i nostri piedi per preservare ciò che si innalza sopra le nostre teste”. (17 FEB - sab)
(© 9Colonne - citare la fonte)




amministrazione