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Dalla Polonia all’Ucraina
il narcotraffico dilaga a Est

Dalla Polonia all’Ucraina <br> il narcotraffico dilaga a Est

di Piero Innocenti

Situata in una posizione strategica rilevante in Europa, la Polonia (circa 36milioni di abitanti, in lieve contrazione  demografica rispetto agli anni scorsi), rappresenta un serio problema per il narcotraffico. Infatti, il paese non è soltanto “consumatore” di droghe utilizzate in vari modi (l’hashish confezionato in dolcetti, le anfetamine sciolte nella Coca Cola, i lecca-lecca confezionati con stupefacenti), ma anche “produttore” (oppiacei, precursori e, soprattutto, droghe sintetiche) e di “transito”, in quanto collocato lungo itinerari consolidati del tradizionale traffico dell’eroina, della cocaina, dell’hashish. La Polonia è diventata un hub centrale in Europa per la produzione di droghe sintetiche come emerso anche a gennaio 2026 con l’operazione “Fabryka” delle forze di sicurezza coordinate da Europol che ha portato al sequestro di oltre 9 tonnellate di droga e alla chiusura di ben 20 laboratori di produzione di droghe sintetiche.  Va sottolineato come circa il 50% delle anfetamine sequestrate nei paesi dell’Europa occidentale sia risultato di provenienza polacca e sia prodotto in laboratori clandestini. Nel paese sono attivi da tempo “uffici di rappresentanza” delle mafie più note, a partire da quelle italiane: dunque le mafie turca, russa, nigeriana, ma anche i narcos colombiani e quelle , forse meno conosciute, come i gruppi ucraini. L’ambito degli “affari” della criminalità polacca è ampio, abbracciando tipologie di crimini diversificate, come gli omicidi su commissione, le estorsioni, le rapine ai veicoli industriali, la corruzione dei pubblici funzionari.

Nella parte meridionale della Polonia, piccoli gruppi di albanesi o di provenienza balcanica trafficano con eroina diretta verso i paesi scandinavi. Sono stati fermati  narcotrafficanti del Tagikistan e del Kazakistan. Segnali preoccupanti provengono anche dalla confinante Ucraina in guerra da 4 anni con la Russia che pure, agli inizi del 2001, aveva attraversato momenti di forte tensione dopo le denunce di corruzione nei confronti del presidente Kuchma, da parte di un noto giornalista, Georgij Ruslanovyč Gongadze, poi assassinato. Era di origini ucraine il noto criminale Sermion Yukovic Mogilevich, ben noto alle autorità ungheresi in quanto già appartenente  ad una delle duecento  bande – di cui una cinquantina a base etnica – che operavano nel paese. Nella zona di Odessa, importante porto sul mar Nero, già una ventina di anni fa si stimavano fossero circa  seimila le persone raggruppate in strutture dedite agli omicidi, alle rapine, al commercio delle droghe, provenienti dai paesi dell’Asia centrale. Questi gruppi, secondo informazioni del FBI, avevano eccellenti collegamenti con il mercato americano ed in particolare con l’area di New York (Brighton Beach).
Il conflitto in Ucraina iniziato nel febbraio 2022 ha fatto da catalizzatore per la criminalità, ampliandone rotte e affari senza contare che la corruzione e le complicità interne hanno permesso ai gruppi criminali di prosperare, trasformando il conflitto in una opportunità di arricchimento per gli oligarchi. Anche nella piccola, vicina Moldova, la criminalità del narcotraffico ha cominciato, ormai da qualche anno, ad interessarsi dell’ eroina e della cocaina che, dall’Asia, vengono inviate in Europa. In Slovacchia il  narcotraffico è “compartimentato”, su base etnica (albanesi, musulmani, slovacchi o rumeni), familiare o religiosa , e si articola in gruppi di pochi elementi, da tre a sette persone, legate da vincoli familiari o amicali molto solidi. La cocaina che fino a qualche anno fa non aveva un grande sbocco a causa del costo elevato, sta sempre più interessando il mercato interno come evidenziato anche nell’ingente sequestro (oltre 2 tonnellate) nell’ottobre 2025. La produzione di “pervitina” ( un potente psicostimolante a base di metanfetamina) rappresenta anche per la Repubblica Ceca, un serio problema, considerato il grande consumo interno e la esportazione verso altri paesi tra cui l’Austria, Olanda, Svizzera, Canada e Germania.

 

 

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