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Ferrara, allarme Cucchi (Avs): 500 famiglie sfollate di fatto, Comune ha abdicato al proprio ruolo

Roma, 17 feb – Nel cuore della periferia nord-ovest di Ferrara, a due passi dalla stazione ferroviaria, il Grattacielo – simbolo della città moderna inaugurato nel 1958 – è oggi l’epicentro di un’emergenza sociale che coinvolge oltre 500 famiglie. Dopo l’incendio divampato nella notte tra il 10 e l’11 gennaio alla base della Torre B, l’evacuazione di 200 persone si è trasformata in un caso politico e amministrativo, con centinaia di persone che da settimane vivono nell’incertezza sul proprio futuro abitativo. Il complesso, alto 76 metri e articolato in tre torri, comprende 200 appartamenti, negozi e la Biblioteca Popolare Giardino. Dieci giorni dopo il rogo, un’ordinanza ha disposto la chiusura anche delle altre due torri, ampliando di fatto il numero dei coinvolti. “Ci sono circa 500 famiglie che, seppur non le si vogliono definire tali, di fatto sono sfollate senza una collocazione”. È l’accusa lanciata dalla senatrice di Alleanza Verdi e Sinistra Ilaria Cucchi, che parla di una vicenda “estremamente grave”. Secondo Cucchi, la dimensione del problema supera di gran lunga i confini di una questione condominiale o privata: “Di fronte alla totale assenza dell’amministrazione comunale, voglio però ringraziare il Prefetto, che ha fatto sentire la presenza di uno Stato che ha il dovere di non abbandonare i propri cittadini”. Duro anche il giudizio di Leonardo Fiorentini, consigliere comunale della Lista Civica Anselmo, che parla apertamente di una gestione inadeguata dell’emergenza. “L’amministrazione comunale sta abdicando al proprio ruolo di dare risposta a un’emergenza sociale”, afferma, denunciando l’assenza di un piano strutturato di ricollocazione. Secondo Fiorentini, oltre 80 persone fragili avrebbero ricevuto una sistemazione temporanea, ma molte famiglie si sarebbero trovate senza alternative concrete al momento dello sgombero.
Il primo approdo per circa 70 persone è stato il Palapalestre, dove il Comune ha garantito ospitalità per una settimana. Successivamente, una quarantina di uomini adulti sono stati accolti negli spazi dell’Associazione Viale K, abitualmente destinati a doposcuola e corsi di formazione, attività ora spostate alla Biblioteca Popolare Giardino. Solo 13 persone risultano collocate in strutture pubbliche. Per gli altri, la soluzione è stata affidarsi a parenti e amici, quando possibile. Adam Atik, presidente di Cittadini del mondo Ferrara, lo chiama “sgombero di massa e pratica di disumanizzazione organizzata”. Particolarmente contestata è la gestione dei servizi sociali. “Non è stato fatto un censimento preventivo delle famiglie – denuncia Fiorentini – ma è stato fornito soltanto un numero di telefono, senza raccogliere dati che avrebbero consentito di garantire un tetto sopra la testa il giorno dello sgombero”. Tra gli episodi raccontati, quello di una famiglia con un bambino di 18 mesi costretta a trascorrere la notte in auto, con l’intervento dei carabinieri per trovare un riparo al caldo. Al centro della polemica resta la scelta di emanare ordinanze di sgombero per motivi di sicurezza e viabilità senza aver predisposto, secondo le opposizioni, un piano di accoglienza proporzionato alla dimensione del problema. Per Cucchi e Fiorentini non si tratta di un fatto privato, ma di una vera emergenza sociale che investe la responsabilità pubblica e il diritto all’abitare. (interviste video ai residenti a cura di Paolo Bertazza).
(PO / Sis)

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