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direttore Paolo Pagliaro

Perché non si parla
del caro-energia?

Perché non si parla <br> del caro-energia?

di Paolo Pagliaro

Nelle grandi economie europee le aziende italiane sono quelle che in media pagano di più per l’energia. Per ogni chilowattora un’azienda italiana paga 0,2778 euro, il 28,9% in più della media dell’Unione europea, il 15% in più della Germania, il 52% in più della Francia e il 62,8% in più della Spagna. All’ origine di questo divario per noi assai penalizzante ci sono diversi  fattori.

L'Italia produce circa il 40-50% della sua elettricità bruciando gas. Poiché il prezzo dell'elettricità nel mercato all'ingrosso (PUN) è spesso fissato dalla fonte più costosa necessaria a coprire il fabbisogno (spesso appunto il gas), siamo estremamente vulnerabili alle oscillazioni dei mercati internazionali. Inoltre a  differenza della Francia (che conta sul nucleare a basso costo operativo) o della Spagna (che ha investito massicciamente e precocemente in rinnovabili e gode di un regime di "eccezione iberica" per il tetto al prezzo del gas), l'Italia ha un mix meno diversificato. Infine ci sono i cosiddetti oneri di sistema: la bolletta italiana è gonfia di "voci extra". Paghiamo per gli incentivi alle rinnovabili passate, per lo smantellamento delle vecchie centrali nucleari e per agevolazioni a settori specifici. C’è  infine la limitata capacità di interconnessione con il resto d'Europa e i colli di bottiglia nella rete di trasmissione nazionale che rendono difficile importare energia meno cara quando serve.
Come se ne esce? Riducendo gli oneri di sistema, accelerando sulle rinnovabili, sviluppando sistemi di accumulo e reti intelligenti, sviluppando contratti a lungo termine, disaccoppiando  il prezzo dell’elettricità da quello del gas, investendo  nel  nucleare di nuova generazione, potenziando le interconnessioni europee. E soprattutto riservando a questo problema un centesimo dell’attenzione che dedichiamo  a Garlasco.   

(© 9Colonne - citare la fonte)