La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegittima la maggior parte dei dazi introdotti da Donald Trump dall’inizio della sua seconda presidenza. Con una decisione a maggioranza di 6-3, i giudici hanno stabilito che il presidente non aveva l’autorità, in base a una legge del 1977 sui poteri economici in caso di emergenza (International Emergency Economic Powers Act), per imporre un ampio sistema di tariffe sulle importazioni provenienti da quasi tutti i partner commerciali degli Stati Uniti. A essere contestati erano i cosiddetti dazi del “Liberation Day”, oltre alle tariffe su prodotti provenienti da Cina, Messico e Canada. Le aliquote avevano raggiunto punte del 50% su partner chiave come India e Brasile, e fino al 145% sulla Cina nel 2025. A firmare la sentenza è stato il presidente della Corte, John G. Roberts Jr., affiancato dai giudici Sonia Sotomayor, Elena Kagan, Ketanji Brown Jackson e dai conservatori Neil M. Gorsuch e Amy Coney Barrett. Dissenso invece da parte di Clarence Thomas, Samuel Alito e Brett Kavanaugh. Nella motivazione, Roberts ha scritto che “il presidente rivendica un potere straordinario di imporre unilateralmente dazi di importo, durata e portata illimitati”, sottolineando che un’autorità di tale ampiezza richiede un’esplicita autorizzazione del Congresso, che in questo caso “non è stata conferita”.
La Corte ha inoltre respinto l’argomento dell’amministrazione secondo cui il presidente avrebbe un potere intrinseco di regolazione del commercio estero attraverso le tariffe. Trump, come riportato dalla Cnn, ha già contestato la decisione della Corte Suprema affermato di “avere un piano alternativo”. Resta aperta la questione della restituzione delle somme già incassate. Secondo i dati della US Customs and Border Protection, il governo federale ha raccolto finora circa 134 miliardi di dollari da oltre 300 mila importatori. La decisione della Corte non chiarisce se tali importi debbano essere rimborsati. La questione sarà verosimilmente affrontata dai tribunali di grado inferiore. Pochi minuti dopo la pubblicazione della sentenza, spiega il Washington Post, un gruppo di piccole imprese ha però già chiesto pubblicamente al governo di avviare rapidamente le procedure di rimborso.
(Sis)
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