—“È ora di dire stop all’allevamento di animali per la produzione di pellicce e al commercio di prodotti di pellicceria in Europa”: è l’appello che l’organizzazione Humane World for Animals (precedentemente nota come Humane Society International) ha lanciato oggi a Roma, in occasione dell’evento “L’insostenibilità economica dell’industria europea della pelliccia”.
L’evento ha visto la partecipazione degli Eurodeputati Cristina Guarda (I Verdi/Alleanza Libera Europea), Carolina Morace (La Sinistra) e Brando Benifei (Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici) e del Consigliere comunale di Roma Capitale Daniele Diaco (Movimento 5 Stelle). Su iniziativa degli Onorevoli Guarda, Benifei e Morace, come annunciato durante il convegno, 53 europarlamentari hanno inviato una lettera aperta a Olivér Várhelyi, Commissario europeo per il Benessere animale, chiedendogli di rispettare la volontà degli oltre 1,5 milioni di persone che hanno aderito all’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) “Fur Free Europe” e si aspettano entro marzo una risposta favorevole all’implementazione di un divieto europeo.
“Costringere animali selvatici come volpi, cincillà e visoni a vivere in gabbia per tutta la loro vita non è solo eticamente inaccettabile, ma è anche un pericolo per la salute pubblica. Chiediamo al Commissario Várhelyi di impegnarsi a tutelare il benessere degli animali e la salute dei cittadini, ponendo fine allo spreco di fondi pubblici che tengono a galla un settore ormai in declino, da cui stilisti e consumatori si stanno rapidamente allontanando. Come Vicepresidente della Commissione Petizioni del Parlamento Europeo mi impegnerò affinché verrà dato ascolto alla voce dei cittadini firmatari dell’ICE”, ha dichiarato l’Eurodeputata Cristina Guarda.
Nella lettera, gli europarlamentari esprimono preoccupazione riguardo alle problematiche etiche, ambientali e sanitarie direttamente collegate all’industria della pelliccia nell’UE. Altresì, ne sottolineano l’insostenibilità economica. Nel suo report “A full-cost account of the EU fur industry”, di cui ha parlato durante l’evento, l’economista Griffin Carpenter evidenzia come il settore dell’allevamento di animali per la produzione di pellicce nell’Unione Europea sia in perdita da anni, tanto da non essere più economicamente
sostenibile senza fonti di finanziamento esterne. Inoltre, ha impatti così negativi sull’ambiente e sulla salute pubblica da generare ulteriori costi che gravano sui contribuenti, come dimostra l’analisi di Carpenter.
“L’industria genera un valore aggiunto lordo (VAL) pari a -9,2 milioni di euro, contribuendo quindi negativamente, e non positivamente, all’economia dell’UE. I costi ambientali (226 milioni di euro) e sanitari (211 milioni) superano le entrate totali del settore (183 milioni), il cui contributo complessivo all’economia, calcolato sottraendo questi costi dal VAL, risulta pari a -446 milioni di euro”, ha spiegato l’economista.
“L’industria delle pellicce rappresenta oggi meno dello 0,003% dell’occupazione nell’Unione Europea, confermandosi come un settore marginale e privo di prospettive”, ha aggiunto l’Eurodeputata Carolina Morace. “Per questo, è necessario introdurre un divieto a livello europeo, accompagnato da un adeguato periodo di dismissione che assicuri una transizione equa per i pochi operatori ancora coinvolti. È importante che l’Italia, che ha già un divieto in vigore dal 2022, sostenga questa posizione nei confronti della Commissione e nelle adeguate sedi UE, a partire dal Consiglio Agricoltura e Pesca”.
Attualmente, nell’UE, vigono divieti in Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Estonia, Francia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia e Slovenia. Altri paesi hanno introdotto divieti specifici per alcune specie o regole stringenti che hanno limitato efficacemente la pratica.
“Numerosi Stati membri, tra cui l’Italia, hanno già vietato l’allevamento di animali per la produzione di pellicce, rispondendo a una chiara volontà della popolazione. Ora, occorre tutelare tale orientamento e preservare il mercato interno europeo dalle attuali frammentazioni normative. Per questo, è indispensabile compiere il passo successivo a livello dell’Unione Europea, introducendo un divieto definitivo dell’allevamento di animali per la produzione di pellicce e del commercio di prodotti di pellicceria. L’Unione ha già riconosciuto la legittimità di un approccio di questo tipo, in particolare attraverso il divieto per i prodotti in pelliccia di cane, gatto e foca”, ha dichiarato l’Eurodeputato Brando Benifei.
In attesa dei tempi europei e con riferimento all’ICE, nonché alla Costituzione italiana e al vigente divieto nazionale, con una mozione presentata all’Assemblea Capitolina, i Consiglieri Daniele Diaco e Paolo Ferrara e la Consigliera Linda Meleo propongono l’introduzione di un divieto di esposizione di pellicce e articoli di pellicceria derivanti da animali nelle vetrine dei negozi presenti sul territorio comunale, in virtù delle competenze di Roma Capitale di tutela degli animali, tutela ambientale, decoro urbano e promozione della salute pubblica. Come si legge nelle premesse della mozione, “l’esposizione di pellicce o prodotti contenenti pellicce può essere percepita come contraria alla sensibilità pubblica e ai valori capitolini di tutela degli animali, oltre che alla sostenibilità ambientale e al decoro urbano promossi da Roma Capitale”.
“Ringrazio gli Onorevoli e i Consiglieri per il loro prezioso e concreto supporto a ogni livello normativo e per dare ascolto alla società civile. Anche le cittadine e i cittadini desiderosi di far sentire nuovamente la propria voce possono firmare una lettera aperta al Commissario Várhelyi: sono quasi 50.000 le persone che l’hanno già fatto”, ha concluso Martina Pluda, Direttrice di Humane World
for Animals Italia. “La Commissione Europea si trova di fronte a un’opportunità unica per guidare il cambiamento, allineare la politica alla scienza e ai valori condivisi dei propri cittadini e dare il via a una nuova era che metta al centro etica, ambiente e salute, relegando l’allevamento di animali per la produzione di pellicce ai libri di storia”. All’evento, Humane World for Animals ha proiettato il cortometraggio inedito Stop!, realizzato in collaborazione con l’agenzia creativa Human, che mette in luce la crudeltà dell’industria delle pellicce attraverso gli occhi di un visone.
Humane World for Animals opera a livello globale per porre fine all’industria delle pellicce. Con un focus su Unione Europea, Regno Unito, Nord America e Cina, le nostre attività includono campagne rivolte a Governi, industrie e aziende, collaborazioni con designer e marchi di moda, indagini sotto copertura e iniziative di sensibilizzazione. Il nostro impegno ha contribuito a una riduzione costante del numero di animali coinvolti in questo commercio crudele.
(© 9Colonne - citare la fonte)




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