“Nemesio Oseguera Cervantes, il famigerato ‘El Mencho’, non è più il fantasma inafferrabile che ha terrorizzato il Messico per oltre un decennio”. Con questa dichiarazione lapidaria, le autorità dell’esercito regolare messicano hanno confermato la morte del leader del Cartello di Jalisco Nuova Generazione (CJNG), abbattuto durante un'imponente operazione militare nel cuore delle montagne della Sierra Madre occidentale. La fine di quello che era considerato l'uomo più ricercato del mondo segna un punto di svolta epocale nella guerra al narcotraffico, ponendo fine a una caccia all'uomo che vedeva coinvolte le agenzie di intelligence di mezzo pianeta. L'operazione è stata il culmine di mesi di sorveglianza elettronica e infiltrazioni sul campo, coordinata tra le forze speciali messicane e il supporto logistico della DEA. Il blitz è scattato all'alba, colpendo un compound fortificato dove il boss si nascondeva, protetto da una cerchia ristrettissima di sicari fedeli. La dinamica del conflitto a fuoco parla di uno scontro brutale, durato oltre tre ore, che ha visto l'impiego di elicotteri d'attacco e droni per neutralizzare le difese perimetrali del cartello.
Diverse testate americane sottolineano come la morte di El Mencho non sia solo una vittoria tattica, ma un colpo psicologico devastante per l'organizzazione criminale più violenta del Messico. Oseguera Cervantes aveva trasformato il CJNG in una macchina da guerra transnazionale, capace di sfidare apertamente lo Stato con armi pesanti e tattiche paramilitari. La sua leadership era basata su un mix di spietatezza assoluta e un'efficienza quasi aziendale nella distribuzione del fentanyl, una sostanza che ha causato centinaia di migliaia di morti per overdose negli Stati Uniti. Dopo l’eliminazione di El Mencho, più di un osservatore mette in guardia sul potenziale vuoto di potere da lui lasciato: il CJNG controlla rotte commerciali che si estendono dall'Asia all'Europa, e la scomparsa del suo "amministratore delegato" potrebbe infatti innescare una guerra di successione interna sanguinosa o un'offensiva da parte dei rivali del Cartello di Sinaloa. In particolare, gli analisti citati da Axios suggeriscono che il mercato della droga potrebbe subire una frammentazione, rendendo ancora più difficile per le autorità mappare i nuovi flussi finanziari illeciti che alimentano la corruzione in America Latina.
Nonostante il successo dell'operazione, si registra del resto un clima di altissima tensione nelle zone rurali controllate dal cartello. Si temono rappresaglie contro la popolazione civile e le forze dell'ordine, una tattica che El Mencho aveva già utilizzato in passato per allentare la pressione militare. La rete di informatori e le milizie private del CJNG restano in gran parte intatte, sollevando dubbi sulla reale stabilità della regione nel breve periodo. La cattura di familiari stretti e luogotenenti nei mesi precedenti aveva già indebolito la struttura, ma la morte del “Patrón” è il colpo di grazia alla gerarchia verticale che lui stesso aveva creato.
Sul fronte politico, intanto, l'amministrazione statunitense ha accolto la notizia con un mix di sollievo e cautela. Sebbene l'eliminazione del bersaglio prioritario numero uno sia un traguardo storico, la Casa Bianca ha ribadito che la lotta al traffico di precursori chimici e al riciclaggio di denaro deve continuare senza sosta. La cooperazione tra Messico e Stati Uniti, spesso tesa negli ultimi anni, sembra aver trovato in questa missione un terreno di intesa fondamentale per la sicurezza continentale. Il profilo criminale di El Mencho, tracciato in numerosi reportage, lo dipingeva come un uomo ossessionato dalla sicurezza e dalla segretezza, lontano dai riflettori che avevano invece caratterizzato la parabola di “El Chapo” Guzmán. Questa sua invisibilità lo aveva reso quasi una leggenda urbana, fino al tragico epilogo di queste ore. Ora, il Messico si interroga sul domani: la fine di un boss significa davvero la fine di un sistema? La storia insegna che il “modello Hydra” del narcotraffico tende a generare nuove teste ogni volta che una viene recisa.
Come la storia insegna, dunque, è probabile che il tramonto di Nemesio Oseguera Cervantes pur chiudendo un capitolo buio di violenza estrema, sia destinato ad aprire sfide investigative senza precedenti. Gli esperti di sicurezza globale monitorano con attenzione i segnali che arrivano dal sottobosco criminale, pronti a intervenire se la violenza dovesse riesplodere. Del resto, come sottolinea oggi il New York Times, mentre si celebra la fine di un tiranno della droga, la domanda globale di stupefacenti rimane il vero motore immobile che nessuna operazione militare può, da sola, fermare del tutto. (23 FEB – deg)
(© 9Colonne - citare la fonte)




amministrazione