Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

LE MINACCE DI PUTIN
LA DEBOLEZZA EUROPEA

LE MINACCE DI PUTIN <BR> LA DEBOLEZZA EUROPEA

Il quinto anno di guerra “sarà un momento di svolta. Dobbiamo capire che non stiamo lottando solo per la nostra terra, ma per il diritto stesso di esistere, in un mondo che sembra essersi abituato al rumore delle esplosioni”. Con questo monito il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha introdotto le celebrazioni per il quarto anniversario dell'invasione russa su larga scala. Il leader ucraino non ha parlato di alcuna vittoria imminente a un Paese che si appresta a varcare la soglia del quinto anno di conflitto sotto una pioggia di fuoco che non accenna a diminuire, come dimostra la cronaca delle ultime ore. Nella notte, la regione di Odessa è stata infatti nuovamente trasformata in un inferno di detriti e fiamme. Il capo dell'amministrazione militare regionale, Oleh Kiper, ha riferito su Telegram che i droni d'attacco russi hanno colpito sistematicamente infrastrutture industriali, energetiche e civili. Il bilancio è tragico: due persone uccise e almeno tre ferite. È un attacco che mira al cuore logistico dell'Ucraina, un tentativo di paralizzare ciò che resta della capacità produttiva e di esportazione del Paese, colpendo al contempo il morale della popolazione civile.

A Zaporizhia, la morte ha il volto di un uomo di 33 anni, ucciso durante un attacco aereo russo che ha centrato in pieno una zona industriale. Anche qui, la strategia del Cremlino non cambia: colpire i centri di produzione per inaridire le risorse necessarie alla resistenza. Le parole del capo dell’amministrazione Ivan Fedorov descrivono una città sotto assedio costante, dove anche un’infrastruttura civile diventa un bersaglio legittimo nella logica della guerra totale. Contemporaneamente, a Kharkiv, il sindaco ha segnalato l'ennesimo attacco missilistico, parte di un’offensiva coordinata che nella notte precedente aveva già martellato Kiev con cinquanta missili e centinaia di droni, lasciando dietro di sé una scia di distruzione e una vittima accertata.

Mentre sul terreno si contano i morti, la diplomazia europea offre uno spettacolo di frammentazione che rasenta il cinismo. L'Ungheria di Viktor Orbán ha ufficializzato l'intenzione di bloccare il ventesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca, ponendo un veto che pesa come un macigno sul prestito da 90 miliardi di euro destinato a Kiev. La motivazione ufficiale, legata all'interruzione delle forniture di petrolio attraverso l'oleodotto Druzhba, appare a molti come un paravento politico per indebolire la compattezza dell'Unione. A fargli eco è il premier slovacco Robert Fico, che ha minacciato di interrompere le forniture di energia elettrica di emergenza all'Ucraina, una mossa che colpirebbe la popolazione civile nel pieno dell'inverno bellico.

La tensione si respira anche nelle retrovie. A Leopoli, città considerata per lungo tempo un porto sicuro nell'ovest del Paese, la violenza ha assunto contorni ancora più sinistri. Nella notte tra sabato e ieri esplosioni in una via commerciale hanno ucciso una poliziotta e ferito venticinque persone. Zelensky ha definito l'accaduto un “attacco terroristico”, accusando i servizi segreti russi di reclutare attentatori direttamente sui social media per destabilizzare le città lontane dal fronte. È la conferma che la guerra non ha più confini geografici certi: ogni strada, ogni negozio, può diventare prima linea.

Dal Cremlino, Vladimir Putin risponde con una sfida aperta all'ordine globale definendo lo sviluppo delle forze nucleari una “priorità assoluta” in quello che appare non solo un atto di propaganda, ma una dichiarazione d'intenti dopo la scadenza dell'ultimo trattato di disarmo con Washington. La promessa di rafforzare ulteriormente l'esercito impegnato in Ucraina segnala inoltre che Mosca è entrata in un'economia di guerra permanente, dove il sacrificio umano e finanziario è considerato un investimento accettabile per il raggiungimento degli obiettivi imperiali.

In questo quadro, le prospettive di pace restano un'incognita totale, o meglio, una possibilità che nessuno dei protagonisti sembra poter realmente percorrere. La pace, nel realismo crudo di questo anniversario, non è vista come un accordo tra gentiluomini, ma come l'esito di uno sfinimento che ancora non si è verificato. Le parti sono arroccate su posizioni inconciliabili: Kiev non può accettare la mutilazione del proprio territorio, Mosca non può permettersi di terminare l'invasione senza un bottino che giustifichi il disastro economico e militare subito.

L'Ucraina entra dunque nel suo quinto anno di guerra con la consapevolezza che il supporto internazionale, un tempo granitico, sta iniziando a mostrare crepe pericolose. I droni su Odessa e i missili su Zaporizhia non sono solo azioni militari, ma messaggi politici inviati a un Occidente che oscilla tra la stanchezza e la necessità di mantenere un argine all'espansionismo russo. Il bilancio di questo anniversario è un conteggio di vite spezzate e di macerie, in un conflitto che ha smesso di essere una crisi regionale per diventare il perno di una nuova, gelida, instabilità mondiale.

(23 FEB – deg)

 

(© 9Colonne - citare la fonte)
IM

Italiani nel mondo

NOVE COLONNE ATG

archivio

NOVE COLONNE ATG / SETTIMANALE

archivio

Turismo delle radici
SFOGLIA il Magazine

GLI ALFIERI DEL MADE IN ITALY

Le eccellenze italiane si raccontano

archivio

DALLE COMUNITA’
ITALIANE NEL MONDO

EDICOLA

Il meglio della stampa italiana all’estero

Logo Edicola

Speciali per l'estero