Il quinto anno di conflitto consacra definitivamente il ruolo dei droni come spina dorsale della strategia militare ucraina, trasformando quello che era un vantaggio tattico in una necessità esistenziale per bilanciare la carenza di proiettili d'artiglieria. La tecnologia UAV (Unmanned Aerial Vehicle) non è più solo un supporto alla ricognizione, ma è diventata lo strumento primario per una guerra asimmetrica che mira a colpire il cuore logistico ed economico della Russia.
Kiev ha potenziato massicciamente la produzione interna, concentrandosi su droni a lungo raggio capaci di penetrare per oltre 1.000 chilometri oltre il confine. Questi attacchi colpiscono sistematicamente raffinerie, depositi di carburante e basi aeree, con l'obiettivo dichiarato di paralizzare la macchina da guerra russa e portare il costo del conflitto direttamente alla percezione della popolazione russa. Al fronte, i droni FPV (First Person View) hanno rivoluzionato il combattimento ravvicinato: economici e precisi, sono in grado di distruggere carri armati da milioni di euro con una frazione del costo, agendo come “cecchini volanti” che rendono quasi impossibile qualsiasi movimento di truppe allo scoperto.
Tuttavia, anche Mosca ha colmato il divario iniziale. Il Cremlino ha industrializzato la produzione di droni d'attacco, come i modelli Geran (di derivazione iraniana Shahed), utilizzandoli in ondate massicce per saturare le difese aeree ucraine e distruggere le infrastrutture energetiche. La sfida del 2026 si gioca ora sul piano della guerra elettronica (EW): la capacità di interferire con i segnali GPS e radio dei droni avversari è diventata cruciale quanto la fornitura di munizioni. In questo scenario, l'integrazione dell'Intelligenza Artificiale per rendere i droni autonomi e resistenti al disturbo elettronico rappresenta l'ultima, inquietante frontiera tecnologica che potrebbe decidere le sorti del logoramento sul campo. (24 FEB – deg)
(© 9Colonne - citare la fonte)





amministrazione