Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

MENSE IN 36% SCUOLE,
E' GAP AL MEZZOGIORNO

MENSE IN 36% SCUOLE, <BR> E' GAP AL MEZZOGIORNO

Migliorano la qualità dell’offerta scolastica, garantiscono pasti equilibrati in contrasto alla povertà alimentare, facilitano la socialità e permettono di seguire lezioni nel pomeriggio. Le mense sono presenti nel 36,5% degli edifici scolastici statali, con differenze territoriali molto marcate tra nord e sud. Se infatti il 71,9% delle scuole in Valle d’Aosta ne possiede una, quest’ultima è presente in solo il 14,4% dei plessi scolastici siciliani. E’ quanto emerge da una analisi della Fondazione Openpolis e di Con i bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Entrando nel dettaglio dei dati, in Italia sono presenti 39.351 edifici che comprendono scuole statali. Di questi, 14.362 riportano la presenza di uno spazio adibito alla mensa (36,5%). Si tratta però di un dato che nasconde profonde differenze territoriali tra l’area del centro-nord e il mezzogiorno. I contesti dove l’incidenza è più alta sono la zona del nord-ovest (50,8% degli edifici), centro (41,6%) e nord-est (38,3%). Più bassi invece i dati del sud (24,1%) e le isole (22,3%). Tra il valore maggiore e quello minore ci sono circa 30 punti percentuali di differenza. Sono 12 le regioni che superano la media italiana per incidenza di edifici scolastici dotati di mensa. Di queste, solo una si trova nel mezzogiorno: è la Sardegna che con il 37,3% supera la percentuale italiana. Le regioni con i valori minori sono Lazio (25,3%), Calabria (22,5%), Campania (18,1%) e Sicilia (14,4%). A livello provinciale, i territori con le incidenze più alte sono Valle d’Aosta (71,9%), Imperia (68,3%), Biella (67,6%) e Vercelli (66,2%). Sono invece più basse a Trapani (12,6%), Catania (8%), Napoli (7,7%) e Ragusa (3,7%). Il 47,8% dei capoluoghi italiani riporta dei valori superiori all’incidenza italiana. La percentuale maggiore si registra ad Alessandria (76,7%), seguita da Carrara (71,1%), Como (68,5%) e Monza (64,4%). Alcuni comuni di grandi dimensioni come Napoli, Catania e Palermo riportano percentuali inferiori al 10%. “Questi dati, seppur soggetti a possibili discostamenti nelle segnalazioni degli enti locali, confermano che il mezzogiorno è l’area più caratterizzata dalla minore incidenza di mense, con un impatto notevole sull’esperienza educativa dei minori” si legge nella ricerca secondo cui le mense scolastiche sono “un presidio contro la povertà alimentare”. Un fenomeno, si sottolinea, difficile da definire: “Se nei paesi in via di sviluppo è prettamente legata alla disponibilità di cibo e alla sua diretta accessibilità, nelle economie occidentali è una questione che si lega a molti altri aspetti. Come evidenziato nella letteratura sull’argomento, si lega al tema del cosiddetto "paradosso della scarsità dell’abbondanza" (Campiglio e Rovati, 2009): nonostante la presenza di alimenti, l’accesso a risorse adeguate al proprio sostentamento è impossibile per alcune fasce della popolazione. A prescindere dal contesto, la corretta alimentazione non è soltanto legata a un adeguato apporto calorico: bisogna anche considerare la disponibilità dei diversi macronutrienti e la possibilità di avere del cibo di qualità e seguire diete salutari sin dai primi anni di età, elementi cruciali nell’evitare l’insorgenza di malattie croniche nel tempo. Si tende quindi a considerare in senso più ampio l’esposizione alla malnutrizione, che oltre alle condizioni di carenza (denutrizione) include anche situazioni legate al sovrappeso e all’obesità e squilibri di elementi necessari per le funzioni vitali. Chiaramente, la povertà alimentare e le situazioni di malnutrizione incidono ancora di più su bambini e ragazzi che stanno attraversando l’età dello sviluppo, per cui ci sono raccomandazioni specifiche. La povertà alimentare non riguarda soltanto il mero apporto calorico. In questo contesto, un’indicazione utile per comprendere il quadro italiano è la possibilità delle famiglie di mangiare carne o pesce ogni due giorni. Nel 2024, 11 famiglie ogni 100 dichiarano delle difficoltà nel potersi permettere un pasto proteico. Tra le tipologie familiari che mostrano le maggiori difficoltà spicca la famiglia monogenitoriale con almeno un figlio minore (13,4%). Concentrandosi più nello specifico sulla condizione minorile, i dati del 2019 mostrano dei divari tra le regioni italiane. In Italia il 2,8% dei minori non riesce a consumare un pasto proteico al giorno. Si tratta di numeri che tendono ad incrementare nelle regioni del sud, con incidenze maggiori in Sicilia (8,4%), Campania (5,4%) e Basilicata (4,9%). Questo dato va interpretato alla luce della complessità del fenomeno. Possono infatti incidere situazioni di indigenza economica ma anche educazione alimentare e facilità ad accesso a specifici servizi. In questo quadro, le mense scolastiche rivestono un valore essenziale, sottolineato spesso nelle relazioni e negli interventi del garante dell’infanzia”. (24 feb - red)

(© 9Colonne - citare la fonte)