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IRAN, ESCALATION TOTALE
TEHERAN: NIENTE RESA

IRAN, ESCALATION TOTALE <BR> TEHERAN: NIENTE RESA

L'offensiva israelo-americana contro l'Iran si sta rapidamente trasformando in un conflitto regionale su vasta scala che, per stessa ammissione del presidente americano Donald Trump, potrebbe protrarsi per almeno quaranta giorni di intensi combattimenti. Mentre il Pentagono conferma in questi minuti il primo tragico bilancio ufficiale tra le proprie fila — tre soldati americani uccisi e cinque feriti in un attacco missilistico ritorsivo contro una base logistica in Kuwait — resta impossibile determinare con certezza il numero totale delle vittime sul suolo iraniano a causa della “nebbia della guerra” e del collasso delle comunicazioni a Teheran. Le prime stime frammentarie confermano comunque una catastrofe umanitaria di proporzioni storiche, con almeno 150 civili, in gran parte bambini, rimasti uccisi nel solo bombardamento di una scuola a Minab, oltre alla morte confermata della Guida Suprema, l'Ayatollah Ali Khamenei, e di 48 alti ufficiali del regime dei Pasdaran nel distretto di Pasteur.

ESCALATION SENZA RITORNO? Questa nuova ondata di violenza rappresenta la seconda grande offensiva congiunta dopo la “Guerra dei 12 giorni”, segnando un'escalation che molti analisti internazionali considerano ormai senza ritorno per gli equilibri del Medioriente. L’operazione militare, scatenatasi nelle prime ore di sabato (ora italiana) con una pioggia di missili Tomahawk e l'impiego coordinato di oltre duecento caccia stealth F-35 e F-22, ha segnato l'inizio di una campagna volta alla decapitazione sistematica della Repubblica Islamica. La cronologia degli eventi delinea un’escalation fulminea: dopo i primi boati che hanno scosso la capitale all'alba di sabato, la giornata di domenica è stata segnata dal collasso della catena di comando iraniana e dall'annuncio della fine della Guida Suprema nel cuore pulsante del potere di Teheran. In queste prime ore di lunedì, il conflitto è già tracimato oltre i confini nazionali, con ritorsioni iraniane che hanno colpito infrastrutture strategiche negli Emirati Arabi Uniti e nel Golfo, confermando i timori di un incendio regionale incontrollato.

TRUMP. Donald Trump, parlando dalla sua residenza in Florida davanti a una platea di giornalisti internazionali convocata d'urgenza, ha rivendicato con forza la direzione dell'operazione “Epic Fury”, delineando una prospettiva temporale di quaranta giorni per il completamento della missione. “Abbiamo iniziato un lavoro che doveva essere fatto decenni fa. Non ci fermeremo a metà strada”, ha dichiarato il tycoon con il consueto tono perentorio. Nonostante il dolore per i tre militari caduti in Kuwait, il presidente ha ammesso con crudo pragmatismo la durezza dello scontro: “Purtroppo ci saranno probabilmente altre perdite americane prima della fine, è il prezzo della libertà e della sicurezza globale. Ma il messaggio ai generali di Teheran è chiaro: il vostro tempo è scaduto. Abbiamo distrutto le vostre capacità di minacciare il mondo civile”. Trump ha poi rivolto un appello diretto alla popolazione civile iraniana: “Prendete in mano il vostro destino, questa è la vostra occasione storica per scuotere il giogo di un regime oppressivo. Gli Stati Uniti sono con voi, ma la vittoria finale appartiene a chi ha il coraggio di ribellarsi nelle strade”.

NETANYAHU. Parallelamente, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha parlato alla nazione dal quartier generale della Kirya a Tel Aviv, confermando che l'eliminazione di Khamenei e dei vertici dei Pasdaran rappresenta il culmine di una strategia lungamente preparata e coordinata con l'alleato americano. “Israele non permetterà mai più che l'ombra del terrore nucleare oscuri il nostro futuro”, ha affermato Netanyahu con lo sguardo fisso alle telecamere. “Questa non è solo una risposta a una provocazione, è lo smantellamento chirurgico di un'architettura del male che ci assedia da troppo tempo. Abbiamo colpito il cuore della piovra e continueremo a colpire i suoi tentacoli ovunque si nascondano, senza sosta”. Il premier ha poi aggiunto con fermezza: “La pressione militare aumenterà esponenzialmente nelle prossime ore. Non daremo loro il tempo di respirare, non daremo loro il tempo di riorganizzarsi sotto un nuovo comando. La vittoria è l'unica opzione accettabile sul tavolo e siamo più vicini che mai a raggiungerla definitivamente”.

LARIJANI. La reazione del vertice iraniano superstite è stata affidata ad Ali Larijani, Segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale e figura chiave rimasta operativa nonostante i pesanti raid che hanno devastato i centri di comando della capitale. Attraverso un duro comunicato diffuso sulla piattaforma X, Larijani ha smentito categoricamente le indiscrezioni circolate sui media occidentali circa presunti tentativi di negoziazione segreta tramite intermediari. “L'Iran non negozierà con gli Stati Uniti sotto la minaccia dei bombardieri e dei missili”, ha dichiarato con fermezza. “Le notizie di colloqui avviati sono solo sporca propaganda occidentale mirata a fiaccare la resistenza del nostro glorioso popolo”. Larijani ha poi lanciato un attacco frontale e personale al Presidente americano: “Donald Trump ha gettato l'intera regione nel caos con le sue 'false speranze' e ora è preoccupato per ulteriori perdite di truppe americane che lui stesso ha mandato al massacro. Con le sue azioni deliranti, ha trasformato definitivamente il suo slogan 'America First' in 'Israel First', sacrificando giovani soldati americani per la folle e criminale ricerca di potere di Israele”.

Larijani ha poi concluso il suo intervento sottolineando la posizione di difesa oltranzista del Paese: “Le forze iraniane non hanno dato inizio a questa invasione barbara, ma la nostra risposta non conoscerà confini geografici. Ogni centimetro di terra della regione diventerà un terreno ostile per gli invasori e per chi li sostiene”. Queste parole trovano riscontro immediato sul campo di battaglia: mentre il Pentagono schiera per la prima volta in un teatro operativo reale i droni della Task Force Scorpion Strike, l'impatto globale dell'attacco si riflette nel crollo dei mercati asiatici e nell'impennata del greggio, che ha superato i 110 dollari al barile in pochi minuti di scambi. La Russia ha chiesto una convocazione d'urgenza dell'AIEA a Vienna per discutere della sicurezza dei siti nucleari iraniani, molti dei quali sono stati bersagliati dai raid chirurgici di sabato e domenica.

SITUAZIONE FLUIDA. La situazione rimane estremamente fluida e carica di una tensione elettrica. Se da un lato la struttura di potere centrale di Teheran appare decapitata, dall'altro la frammentazione del comando sta portando a lanci ritorsivi non coordinati da parte di cellule dei Pasdaran ancora attive nelle province periferiche. Questi attacchi minacciano di incendiare l'intero scacchiere mediorientale, coinvolgendo attori terzi e milizie regionali in Libano, dove Hezbollah ha già iniziato una mobilitazione parziale, così come in Iraq e Yemen. La comunità internazionale osserva con il fiato sospeso l'evolversi di questo lunedì di sangue, conscia che le prossime ore saranno decisive per capire se il conflitto potrà essere in qualche modo contenuto o se la previsione dei “quaranta giorni” di Trump si rivelerà persino ottimistica di fronte a una guerra totale che non sembra più conoscere confini geografici, limiti diplomatici o remore umanitarie. (2 MAR – deg)

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