Nelle ultime ore il Libano è precipitato in una nuova spirale di violenza, diventando un fronte incandescente nel conflitto regionale che ha fatto seguito alla decapitazione della leadership iraniana. Secondo i bollettini ufficiali della National News Agency (NNA) libanese e le conferme fornite dal Ministero della Salute, un raid aereo israeliano ha colpito all’alba un complesso residenziale e un hotel, segnando un’ulteriore escalation tattica che ora coinvolge aree precedentemente considerate sicure. Il bilancio preliminare fornito dalle autorità locali parla di almeno sei morti e otto feriti a seguito dei bombardamenti che hanno centrato le cittadine di Aramoun e Saadiyat, situate appena a sud dell'aeroporto internazionale di Beirut. Queste località si trovano al di fuori delle tradizionali roccaforti di Hezbollah, il che indica un ampliamento dei bersagli da parte delle forze israeliane. Parallelamente, un hotel nel sobborgo di Hazmieh, un'area a maggioranza cristiana della capitale finora risparmiata dai combattimenti, è stato centrato da un missile; le agenzie di stampa libanesi hanno riferito che le ambulanze sono accorse sul posto mentre si cercava di stabilire l'entità delle vittime tra gli ospiti della struttura.
A est, nella valle della Bekaa, la situazione è altrettanto drammatica. Un edificio residenziale di quattro piani nella città di Baalbek è stato completamente distrutto. La National News Agency ha riportato che almeno quattro persone sono rimaste uccise sotto le macerie, con le squadre di soccorso impegnate in una corsa contro il tempo per estrarre interi nuclei familiari rimasti intrappolati. Questi attacchi si inseriscono in una strategia di “difesa avanzata” annunciata dai vertici militari israeliani, volta a neutralizzare le capacità di lancio di Hezbollah, che ha intensificato i suoi attacchi con droni e missili verso il nord di Israele e la base navale di Haifa in segno di vendetta per l'uccisione di Ali Khamenei.
La stampa internazionale, osservando i movimenti sul campo, evidenzia come il Libano stia subendo la sua giornata più letale dall'inizio di questa nuova fase bellica. Le autostrade che portano verso il nord e verso la Siria sono intasate da migliaia di civili in fuga, mentre l'esercito libanese ha iniziato a ripiegare da alcune posizioni di confine per evitare il coinvolgimento diretto nel fuoco incrociato tra l'IDF e le milizie sciite. Mentre il fumo nero si alza sui quartieri di Beirut, la popolazione civile vive nel terrore di un'invasione di terra su larga scala, con il governo di Beirut che denuncia una violazione totale della sovranità nazionale e della sicurezza dei non combattenti, intrappolati in una guerra che sembra non avere più linee rosse.
In questo scenario di guerra aperta, la missione di interposizione UNIFIL si trova in una posizione di estrema vulnerabilità. Nonostante il mandato internazionale, i caschi blu sono testimoni diretti di un esodo senza precedenti: l’esercito israeliano stima che circa 300.000 civili abbiano già abbandonato i propri villaggi nel Libano meridionale. Durante la notte, l'IDF ha emesso nuovi avvisi di evacuazione per oltre una dozzina di altri villaggi, spingendo la missione ONU a sollevare gravi preoccupazioni sulla sicurezza del personale e sulla tenuta dei corridoi umanitari. Le basi UNIFIL, situate lungo la “Blue Line”, si trovano ora nel bel mezzo di un territorio dove la sovranità statale è evaporata, lasciando spazio a un confronto diretto tra l'IDF e le milizie che utilizzano la copertura civile e la prossimità alle postazioni internazionali come scudi tattici. La strage di Hazmieh e l'assedio aereo a Beirut confermano che la rimozione della leadership iraniana non ha rallentato l'offensiva, ma l'ha trasformata in un'operazione di sradicamento totale che non riconosce più zone franche.
(4 MAR – deg)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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