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GUERRA, GIORNO 10:
IL GOLFO E’ IN FIAMME

GUERRA, GIORNO 10: <BR> IL GOLFO E’ IN FIAMME

“Uniti e fermi”. Questo, in estrema sintesi, il messaggio lanciato da Mojtaba Khamenei, figlio dell’Ayatollah Ali Khamenei, come nuova Guida Suprema della Repubblica islamica, alla nazione che si trova ad affrontare forse il momento più grave dalla sua fondazione il 16 gennaio 1979. Un messaggio che, se confermato, renderebbe vane le aspettative del tycoon di un “ammorbidimento” della determinazione del regime di Teheran di venire a patti con l'asse israelo-americano, evidenziando la volontà del nuovo leader di dare seguito alla missione dei “martiri” e di resistere con determinazione alle potenze occidentali. Per Washington, quindi, diventerebbe concreto il rischio temutissimo dell'impantanamento in un costosissimo conflitto di lunga durata, che potrebbe anche implicare un coinvolgimento delle truppe di terra, un'ipotesi che - anche politicamente - per The Donald sarebbe disastrosa. Da parte sua, con la consueta baldanza, Trump - prima dell'ufficializzazione della nomina di Khamenei jr. a successore del padre – aveva già liquidato Mojtaba definendolo un “peso leggero” e ieri ha ribadito che avrebbe dovuto avere voce in capitolo nella nomina del nuovo leader supremo dell'Iran. “Se non otterrà la nostra approvazione, non durerà a lungo”, ha quindi specificato dopo l'elezione: “Lo uccideremo”.

La nomina di Mojtaba, maturata in un clima di estrema segretezza, segna una successione dinastica che mira a garantire la stabilità del sistema clericale sotto assedio. La decisione è stata immediatamente accolta con favore dai ribelli Houthi nello Yemen, che hanno ribadito la loro fedeltà assoluta al nuovo vertice di Teheran, descrivendo il figlio dell'Ayatollah come il naturale prosecutore della resistenza. Proprio in queste ore, nella prima mattinata di oggi, lunedì 9 marzo, l’esercito israeliano (IDF) ha risposto all’insediamento scagliando una massiccia ondata di attacchi contro le “infrastrutture del regime” nell’Iran centrale. Si tratta della prima operazione dall’annuncio del cambio della guardia. In una nota rilasciata all’alba di oggi, le forze israeliane hanno confermato di aver colpito snodi logistici del “regime del terrore”, segnalando che la pressione militare colpirà direttamente il cuore del potere centrale.

LIBANO. Parallelamente, l’IDF ha intensificato le operazioni sul fronte libanese. Sempre oggi, lunedì, l’esercito ha segnalato di aver colpito infrastrutture appartenenti a Hezbollah a Beirut. Le dichiarazioni ufficiali indicano che gli obiettivi erano centri operativi situati nella capitale, colpiti nel decimo giorno di un conflitto ormai totale. La situazione in Libano è precipitata drasticamente dopo la mezzanotte: Hezbollah ha dichiarato oggi di stare combattendo contro truppe israeliane sbarcate nel Libano orientale. Secondo il movimento sciita, circa quindici elicotteri nemici avrebbero varcato il confine dal lato siriano. I combattenti filoiraniani hanno ingaggiato scontri con “armi appropriate” e le battaglie sono tuttora in corso.

BAHREIN. Mentre il Libano brucia, l’Iran ha esteso il conflitto al Golfo. All’alba di oggi, lunedì, un attacco con drone iraniano ha colpito la regione di Sitra, in Bahrein. Il Ministero della Salute ha confermato che 32 civili sono rimasti feriti, di cui quattro gravi. Tra i feriti vi sono bambini che hanno richiesto interventi chirurgici d'urgenza: una ragazza di 17 anni ha riportato gravi lesioni a testa e occhi, mentre due bambini di 7 e 8 anni hanno subito gravi traumi agli arti inferiori. Il più piccolo dei feriti ha solo due mesi.

EMIRATI. Anche gli Emirati Arabi Uniti sono sotto attacco balistico. Oggi le autorità hanno annunciato che i sistemi di difesa aerea stanno rispondendo a una raffica di missili mentre l'Iran continua le ostilità nel Golfo. In Arabia Saudita, la giornata di oggi è iniziata con l’abbattimento di quattro droni diretti verso il giacimento petrolifero di Shaybah. Il Ministero della Difesa saudita ha confermato l’intercettazione, ricordando che lo stesso sito era stato preso di mira già ieri, domenica 8 marzo. La gravità della situazione ha spinto gli Stati Uniti a ordinare proprio oggi al proprio personale diplomatico di lasciare il Regno.

QATAR E KUWAIT. Non meno drammatica è la situazione in Qatar. Forti esplosioni sono state udite in diverse località di Doha nelle prime ore di oggi, lunedì, secondo i testimoni sul posto. Il Paese è bersaglio di ondate di droni e missili iraniani fin dall'inizio della campagna di rappresaglia. Infine, anche il Kuwait è sotto attacco: il Ministero della Difesa ha segnalato oggi una nuova incursione missilistica e di droni. L'emirato era già stato colpito ieri, domenica, da sette missili e cinque droni. Il decimo giorno di guerra si apre con un Medio Oriente in fiamme, dove la sfida tra Mojtaba Khamenei e l'asse guidato da Trump e Israele minaccia di trasformarsi in un conflitto senza fine.

NELLA FOTO: un grattacielo in Kuwait colpito da un dronte iraniano (9 MAR – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)