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KILLER DI DRONI UCRAINI
VERSO IL MEDIO ORIENTE

KILLER DI DRONI UCRAINI <BR> VERSO IL MEDIO ORIENTE

In un momento di estrema criticità per la tenuta del fronte orientale europeo, il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha tentato una manovra diplomatica e tecnica che punta a inserire Kiev nelle dinamiche del conflitto in Medio Oriente. Durante un briefing congiunto nella capitale ucraina con il Primo Ministro olandese Rob Etienne, tenutosi nella giornata di ieri, domenica 8 marzo, il capo dello Stato in guerra con la Russia dal 2022 ha confermato che una delegazione di esperti arriverà nella regione del Golfo già nel corso di questa settimana. “Penso che la prossima settimana (riferendosi a quella che inizia oggi ndr), quando i nostri specialisti saranno sul posto, inizieranno immediatamente a fornire supporto operativo grazie alle loro capacità tecniche”, ha dichiarato Zelensky. Questa missione si configura come un tentativo di solidarietà verso le monarchie del Golfo sotto attacco iraniano, aprendo una “pista” strategica volta a colmare le lacune finanziarie dell'Ucraina attraverso l'offerta di competenze belliche.

Il cuore della proposta di Zelensky risiede in un pragmatismo dettato dalla carenza di fondi che affligge Kiev. “Sapete di quali risorse disponiamo e comprendiamo quali manchino ai Paesi del Golfo Persico”, ha osservato il Presidente, alludendo all'esperienza ucraina nel contrastare i droni e i missili balistici di fabbricazione iraniana, ormai tristemente noti sui cieli di Kharkiv e Kiev. L'Ucraina propone il proprio “know-how” nel neutralizzare le armi di Teheran in cambio dell'accesso ai fondi sovrani che abbondano nelle casse di Arabia Saudita, Emirati e Kuwait. Questo potenziale scambio di “fondi contro competenze” cerca di creare un punto di contatto tra l'Europa orientale e il Medio Oriente, proprio mentre il conflitto nel Golfo si intensifica con gli attacchi di ieri e di oggi. Resta tuttavia da vedere se i Paesi arabi accetteranno un coinvolgimento ucraino così esplicito, rischiando di complicare ulteriormente i loro già tesi rapporti con la Russia.

L'iniziativa di Zelensky deve inoltre fare i conti con la retorica sempre più ostile che giunge da Washington. Nelle ultime ore, Donald Trump è tornato ad attaccare duramente il leader ucraino, definendolo per l'ennesima volta “il vero ostacolo alla pace”. Il tycoon, parlando ai suoi sostenitori e attraverso i canali social, ha accusato Zelensky di voler trascinare gli Stati Uniti in una “Terza Guerra Mondiale” cercando di connettere il conflitto ucraino a quello mediorientale. Per Trump, l'invio di esperti ucraini nel Golfo, annunciato ieri, viene interpretato come un tentativo di Zelensky di rendersi indispensabile anche nello scacchiere arabo, una mossa che potrebbe ostacolare i piani di “pacificazione rapida” che la futura amministrazione vorrebbe imporre.

L'accusa di Trump suggerisce che Zelensky stia scommettendo pesantemente sulla stabilità globale pur di mantenere il flusso di aiuti militari. La prospettiva di un impantanamento delle truppe di terra americane, definita “disastrosa” dal tycoon, viene presentata, secondo la visione di Mar-a-Lago, come una conseguenza delle manovre di Kiev. Mentre Zelensky prospetta cooperazione tecnica, Trump vede (o fa finta di vedere) un'interferenza che allontana i negoziati con Mosca. Questa frattura mette l'Ucraina in una posizione di estrema incertezza: la missione nel Golfo potrebbe rivelarsi un successo logistico o, al contrario, un pericoloso boomerang diplomatico se Washington decidesse di tagliare i ponti con Kiev.

Nonostante le incognite, la mossa di Zelensky mira a intercettare le necessità delle capitali del Golfo, colpite duramente tra ieri e le prime ore di oggi da droni iraniani. Il fatto che Teheran stia utilizzando tecnologie simili a quelle testate in Ucraina rende gli esperti ucraini interlocutori tecnicamente qualificati, ma la fattibilità politica di questo asse resta tutta da dimostrare. Se Zelensky non riuscirà a trasformare questa collaborazione in un vantaggio tangibile per la sicurezza energetica mondiale, il rischio di un isolamento internazionale potrebbe farsi più concreto. Entro i prossimi sette giorni, con l'arrivo dei tecnici sul campo, si capirà se questa iniziativa potrà effettivamente produrre risultati o se rimarrà un tentativo velleitario in un contesto geopolitico già sovraccarico. (9 MAR – deg)

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