È stata celebrata oggi al Palazzo del Quirinale, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la Giornata internazionale della donna, quest’anno dedicata all’ottantesimo anniversario del referendum del 1946 e al voto delle donne. Nel suo intervento conclusivo, il Capo dello Stato ha ripercorso la lunga strada delle italiane verso la conquista di diritti e spazi, ricordando come quel voto abbia rappresentato “un’autentica rivoluzione che poneva fine a una secolare storia di discriminazione e di emarginazione”. Fu un percorso che le donne avevano preparato con il proprio impegno: “sostenendo la società e l’economia italiana durante i penosi anni dei due conflitti mondiali, prendendo anche parte attiva alla liberazione come staffette partigiane, come attiviste, come combattenti”. Mattarella ha inoltre ricordato come il voto del 1946 abbia segnato una svolta poi scolpita nell’articolo 3 della Costituzione. Tracciando il bilancio dei progressi compiuti in questi ottant’anni di storia repubblicana, il Presidente ha sottolineato come “la presenza crescente delle donne nei diversi ambiti professionali ha segnato una trasformazione profonda nel nostro Stato”, con le italiane che hanno “progressivamente conquistato — classificandosi sovente ai primi posti nei concorsi — spazi sempre più rilevanti: nella magistratura, nella diplomazia, nella carriera prefettizia, nelle università, nel campo medico e scientifico, nelle amministrazioni locali”. Ha quindi ricordato le tappe segnate da figure come Angela Cingolani Guidi, prima donna sottosegretaria nel 1951; Tina Anselmi, prima ministra nel 1976; e Nilde Iotti, prima presidente della Camera nel 1979. “Si è poi dovuto attendere un quarantennio — ripeto, un quarantennio — per avere, in pochi anni” ha osservato Mattarella, figure come Maria Elisabetta Alberti Casellati, Marta Cartabia, Margherita Cassano e Giorgia Meloni. Sul versante culturale, il Capo dello Stato ha evidenziato la trasformazione in atto anche nel mondo dello sport: “Fino a qualche tempo fa, nel nostro Paese, lo sport di cui si parlava in casa, nei luoghi di lavoro, in qualunque ambiente, era coniugato con ampia prevalenza al maschile. Oggi lo scenario è ben diverso: le nazionali femminili e le atlete italiane vincono, entusiasmano, sollecitano partecipazione e orgoglio”. Un segnale, tra i tanti, di come “la donna italiana è scienziata, imprenditrice, artista, magistrata, astronauta, campionessa, leader politica e sindacale, ai vertici dello Stato”. Pur riconoscendo i progressi compiuti, Mattarella ha ribadito che il cammino non è concluso: “La Repubblica ha dato molto alle donne, le donne hanno dato molto alla Repubblica, e l’equilibrio non è ancora alla pari”. Restano aperti nodi strutturali come il divario salariale, la scarsa presenza nei ruoli apicali aziendali, la violenza di genere e la difficoltà di conciliare vita e lavoro. “Una società che investe nelle donne diventa, oltre che più equa, più forte, più innovativa, più dinamica”, ha affermato, indicando nella promozione dell’inclusione, della formazione e della leadership femminile, nonché nel sostegno alla maternità “senza penalizzazione di carriera”, alcune delle priorità per il futuro. “Quante risorse, quanti talenti abbiamo perduto nel corso dei tempi passati?”, ha domandato retoricamente il Capo dello Stato. Sul tema della violenza di genere, Mattarella ha definito “paradossale” doversi occupare ancora così spesso della questione, indicando nell’educazione al rispetto — “in famiglia anzitutto, a scuola, negli ambienti di lavoro” — la risposta più efficace e sottolineando la necessità di “depurare gli animi da una mentalità distorta, che si alimenta di atavici pregiudizi e di ignoranza colpevole”. Ha poi ricordato come: “Il percorso potrà dirsi concluso soltanto quando non si chiederà più alle donne di assumere, nei diversi ambiti della società, modelli di comportamento maschile per vedersi riconosciuto il proprio ruolo, le proprie capacità e qualità. Finché questo non avverrà, continuerà a esserci una perdita di valori e di opportunità per l’intera società italiana”.
(9 MAR - lug)
(© 9Colonne - citare la fonte)




amministrazione