Roma dista un'ora di macchina o poco più, ed è allo stesso tempo lontana e vicina. Siamo nel cuore della Ciociaria, dove quattro città che un tempo costituivano il nucleo della Lega Ernica hanno deciso di presentarsi insieme, senza primazie e campanili alzati: Anagni, Alatri, Veroli e Ferentino sono in finale per il titolo di Capitale italiana della cultura 2028 con un unico dossier, un unico nome — Hernica Saxa, dove la storia lega, la cultura unisce — e 87mila abitanti compatti alle spalle, che diventano 465mila se si conta il sostegno dell'intera provincia di Frosinone. Il 18 marzo dovrebbe essere il giorno in cui si saprà se Hernica Saxa sarà Capitale diffusa della cultura, ma come si dice: comunque vada è già stato un successo. "L'idea nasce il 15 gennaio dello scorso anno, quando il presidente Mattarella ha inaugurato Agrigento come Capitale italiana della cultura 2025". racconta Antonio Ribezzo, direttore del progetto e presidente di Archeoclub d'Italia sede di Ferentino. "Abbiamo messo insieme città di colore politico diverso, una sorta di compromesso storico ma senza grandi difficoltà. Non esistono solo Roma o Venezia: ci sono altri ottomila Comuni in Italia, e c'è bisogno di promuovere un turismo diverso, un undertourism, per far conoscere anche città come queste".
400Mila anni e 4 Papi
Anagni, forse la più nota delle quattro, funge da capofila morale e storica del progetto. Città di quattro pontefici medievali — Innocenzo III, Gregorio IX, Alessandro IV, Bonifacio VIII — Anagni porta nel suo tessuto urbano uno dei cicli di affreschi romanici più straordinari d'Italia: la cripta della Cattedrale di Santa Maria, nota come la "Cappella Sistina del Medioevo", con i suoi affreschi del XII-XIII secolo dedicati a San Magno e alla storia della salvezza. Un capolavoro assoluto, poco conosciuto al grande pubblico, che da solo varrebbe un pellegrinaggio. Ma il Museo Archeologico Ernico spinge lo sguardo anche molto più indietro, fino ai quattro denti umani attribuiti all'Homo heidelbergensis, emersi dal sito paleolitico di Fontana Ranuccio, datato a circa 400mila anni fa, quasi gli albori dell'uomo moderno. Reperti che "collocano il bacino anagnino tra i luoghi chiave per lo studio dell'evoluzione umana in Europa", spiega la direttrice Manuela Cerqua. Accanto ai fossili di grandi mammiferi — elefanti, cervi, iene, coccodrilli — e agli strumenti litici, il museo racconta poi la nascita delle prime comunità agricole, i santuari di età ernica e romana, i corredi funerari di Paduni e le prime testimonianze scritte in alfabeto ernico. "Essere al centro di un territorio che ha dato segni tangibili alla storia del mondo mi inorgoglisce come sindaco", dice Daniele Natalia. "Anagni è anche una città mistica: si attribuisce la sua fondazione al dio Saturno, ed è tra le cinquanta città mistiche d'Italia".
Mura che sfidano il tempo
Ad Alatri l'impatto immediato, con le mura megalitiche dell'Acropoli — in alcuni punti alte oltre diciassette metri, costruite in opera poligonale senza un grammo di malta — considerate tra le meglio conservate d'Europa e candidate a diventare Patrimonio Unesco. Dentro l'anello di pietra si nasconde una città che sorprende a ogni curva: la Cattedrale di San Paolo con l'Ostia Incarnata del 1228 (certificata da una bolla di Gregorio IX), il Chiostro di San Francesco con il celebre Cristo nel Labirinto, opera scoperta casualmente trent'anni fa e unica al mondo, e — nella stessa chiesa — quel che rimane del mantello donato da Francesco d'Assisi alla città nel 1222. "La cultura, nei nostri territori, non è un ornamento né una parentesi", dice il sindaco Maurizio Cianfrocca. "È la spina dorsale. È ciò che tiene insieme luoghi e persone, memoria e progettualità, radici antiche e capacità di innovare".
I fasti di Veroli
Veroli è il Comune più esteso della provincia di Frosinone, 120 kmq di territorio che vanno dal fondovalle fino a oltre duemila metri, e ospita uno dei musei più originali del Lazio, il Museo Archeologico Ipogeo, letteralmente scavato nelle sostruzioni in opera poligonale del IV secolo a.C., con ambienti a volta che custodivano l'antico foro romano. Tra i pezzi più preziosi, i Fasti Verulani, uno dei calendari romani più antichi mai rinvenuti, del I secolo dopo Cristo. Poi ovviamente l'Abbazia cistercense di Casamari, tappa nevralgica del Cammino di San Benedetto; la Basilica di Santa Maria Salome, che custodisce la terza Scala Santa al mondo (concessa da Benedetto XIV nel 1751); la Biblioteca Giovardiana fondata nel 1773. E, per chi cerca lo stupore naturalistico, Prato di Campoli: un altopiano a 1.200 metri che d'inverno si ricopre di neve e in primavera esplode di colori. "Abbiamo superato il campanilismo spogliandoci ognuno delle proprie radici, mettendole insieme", spiega il sindaco Germano Caperna. "Questo metodo è vincente, funziona e ci sta facendo crescere. E andrà avanti anche oltre la proclamazione".
Scolpita nella roccia
Ferentino chiude il cerchio con la discrezione elegante di chi sa di avere carte fortissime da giocare. L'Acropoli sillana, le mura poligonali di 2,5 km per 17 ettari, Porta Sanguinaria (pre-romana, romana e medievale insieme), il Mercato Romano del II-I secolo a.C. — e poi, inaugurato a marzo 2026 dopo anni di restauro, il Teatro Romano traianeo, riportato alla luce con i suoi stampi originali ancora leggibili in latino. A pochi passi, inciso nella roccia, il Testamento di Aulo Quintilio Prisco: uno dei due soli esempi al mondo di testamento lapideo romano, con cui un magistrato del I-II secolo d.C. donò tutti i suoi beni alla città chiedendo in cambio di essere ricordato ogni cinque anni. "Sono le città care a Tito Livio che dopo 2.500 anni riescono ancora a dialogare insieme", dice il sindaco Piergianni Fiorletta. "Siamo già contenti di essere arrivati in questa fase finale. Ma il territorio è pronto". Quello che colpisce di Hernica Saxa non è solo la densità del patrimonio storico, fatto di specialità enogastronomiche (dalla pasta fatta in casa alla tipica ciambella di Veroli, passando per il cesanese) ai costumi, spesso tirati fuori dagli armadi nelle innumerevoli fiere e sagre che si tengono soprattutto nel mese di settembre. "Non una semplice carrellata di monumenti", riassume Ribezzo, ma un territorio, la gente, i giovani, che vogliono tornare a guardare con orgoglio al futuro.
(© 9Colonne - citare la fonte)




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