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REFERENDUM, NORDIO:
CLIMA DA TEMPI DELLE BR

REFERENDUM, NORDIO: <BR> CLIMA DA TEMPI DELLE BR

"Ci hanno chiamato fascisti, piduisti e banditi come ai tempi delle Br". Lo afferma in una intervista a Il Giornale il ministro della Giustizia Carlo Nordio stigmatizzando i toni della campagna elettorale per il referendum. “E’ stata una consolazione ricevere subito la solidarietà del presidente Grosso e dell'Anm. Resta il fatto che la campagna contro di noi è stata, verbalmente, di una violenza inaudita” e sostiene che l’affermazione di Gratteri se “valutata in stretto senso letterale”, “sarebbe di una gravità inaudita, ai limiti del reato. Ma da sempre sostengo che ogni espressione, a cominciare da quella riportate nelle intercettazioni, deve essere valutata nel contesto, e soprattutto nel tono” e “tendo ad escludere che un magistrato come Gratteri sia così improvvido da esternare una minaccia nella quale, da persona onesta, nemmeno lui crederebbe. Resta il fatto che Gratteri non è un politico o un alto burocrate, ma un potentissimo Pm che ha in mano la vita, la libertà e l'onore di migliaia di persone. In quel ruolo non si può neanche scherzare con le parole”.  Quindi ribadisce la determinazione del governo nel perseguire una riforma per giustizia più giusta affinché "il Pm, cioè la parte che accusa, non debba valutare anche la professionalità del giudice, come invece accade ora" e si responsabilizzino i magistrati che oggi, "anche quando commettono errori gravi e inescusabili, sono sostanzialmente impuniti". Nordio avverte che se dovesse vincere il no "le riforme sulla giustizia si fermerebbero, e resteremmo per altri lunghi anni in questa situazione che ci colloca ai margini dell'Europa", dichiarando di temere "il crollo di credibilità di tutta la magistratura" il cui gradimento, rispetto a mezzo secolo fa, sostiene si sia dimezzato. Il ministro attacca l'ostruzionismo della sinistra paragonandolo a quello del 1949 sull'entrata nella Nato e osserva che molti magistrati meritevoli oggi non hanno speranza di ottenere incarichi apicali "se non hanno un referente di partito, cioè di corrente", mentre con il sorteggio e la separazione delle carriere "ogni magistrato, se ne avrà i meriti, potrà aspirare a incarichi apicali, senza doverli pietire ai capicorrente". Ed in caso di vittoria del sì spiega che se Churchill “diceva: dopo la vittoria magnanimità. Io dico: collaborazione", invitando la magistratura stessa a contribuire alle leggi di attuazione. (16 mar - red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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