"Il timore è che questa riforma indebolisca lo Stato di diritto. Per questo voterò No". Lo annuncia in un'intervista al Corriere della Sera l'ex premier e senatore a vita Mario Monti, spiegando che per la prima volta dichiara in anticipo il suo orientamento referendario. E precisa che la sua scelta non nasce dall'intento di "premiare o punire il governo" né per favorire le opposizioni, ma risponde alla necessità fondamentale che "l'Italia continui a stare dalla parte dello Stato di diritto". Secondo l'economista, l'unico effetto indiscutibile della riforma sarebbe quello di "spostare l'equilibrio dei poteri tra l'esecutivo e il giudiziario a favore del primo", un cambiamento che definisce come un "limitato smottamento" che rischia però di trasformarsi in una "grande frana". Il senatore a vita esprime forte preoccupazione per la "coerenza propositiva" che lega la riforma della giustizia al premierato e alla nuova legge elettorale, ravvisandovi l'intento di "depotenziare alcuni presìdi dello Stato di diritto, visti come inaccettabili ostacoli all'esecutivo". Ricordando la sua esperienza a Palazzo Chigi, Monti sottolinea che la governance moderna non deve fondarsi sull'abbattimento degli ostacoli ma sulla cooperazione: "Il 'lasciateci governare' è stato ottenuto non forzando lo Stato di diritto, ma persuadendo tutte le forze politiche... unendo, non spaccando". L'ex commissario europeo lancia infine un monito sulla vicinanza della premier Meloni a modelli come quello di Trump o Orbán, che considerano con fastidio lo Stato di diritto, auspicando che la premier "trovasse negli italiani una barriera di fronte a possibili tentazioni di depotenziare lo Stato di diritto, nell'erronea convinzione che sia quello l'ostacolo a governare meglio". (16 mar - red)
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