La guerra scatenatasi il 28 febbraio tra la coalizione Usa-Israele e l’Iran giunge oggi al diciottesimo giorno, ed è sempre più chiaro che al centro della contesa non figurino solo obiettivi militari, ma equilibri economici gravemente scossi dalla furia degli eventi, in primo luogo dal blocco dello Stretto di Hormuz. In questo passaggio obbligato transita circa il 20% del fabbisogno mondiale di petrolio e gas, e la sua chiusura sta innescando una crisi energetica di enorme portata. Di fronte a questo scenario, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lanciato un appello pressante, con toni a tratti ultimativi, affinché gli alleati della NATO intervengano militarmente per riaprire il passaggio. Tuttavia, l’Europa sta rispondendo con una compattezza inaspettata, rifiutando di farsi trascinare in un conflitto su larga scala. Il premier britannico, Keir Starmer, ha chiarito la posizione britannica ieri, sottolineando che, sebbene si stiano adottando tutte le misure per difendere gli alleati, l'azione non può essere inquadrata come una missione della NATO. Starmer ha dichiarato: “Stiamo adottando le misure necessarie per difendere noi e i nostri alleati”, aggiungendo però che “non ci lasceremo trascinare in una guerra più ampia”. Il premier ha poi ribadito la necessità di “riaprire lo Stretto di Hormuz per assicurare la stabilità dei mercati. Non è un compito semplice e stiamo lavorando con tutti i nostri alleati, compresi gli europei, per ristorare la libertà di navigazione nella regione il più velocemente possibile”.
ISRAELE: “UCCISO LARIJANI” POI SUI SOCIAL PUBBLICATO SUO MESSAGGIO SCRITTO. “Il loro ricordo rimarrà per sempre nei cuori della nazione iraniana e il loro martirio costituirà per molti anni il fondamento dell’Esercito della Repubblica Islamica nella struttura delle Forze armate”. Sono le parole pubblicate sul social X e attribuite, con tanto di foto del messaggio manoscritto, al capo del Consiglio di sicurezza iraniano, Ali Larijani, nel giorno della cerimonia funebre dei soldati della Marina. Il post arriva poco dopo la notizia diffusa dal ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, secondo cui proprio il potente dirigente iraniano sarebbe stato ucciso in un raid insieme a Gholamreza Soleimani, numero uno dei Basiji, costola dei pasdaran. Proprio Larijani, lo scorso venerdì, nella giornata annuale che in Iran è dedicata alla solidarietà alla Palestina, aveva partecipato a una manifestazione di piazza insieme al presidente Masoud Pezeshkian.
TAJANI. Sulla stessa linea si è mossa l'Italia. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, parlando a nome del governo di Roma, ha ribadito la necessità che sulla questione di Hormuz debba “prevalere la linea diplomatica”. Anche la Germania ha alzato un muro contro l'ipotesi di un coinvolgimento dell'Alleanza Atlantica nel quadrante mediorientale. Il portavoce del governo di Berlino, Stefan Kornelius, ha rimarcato come la NATO sia “un'alleanza per la difesa del territorio" e che, di conseguenza, "non ha nulla a che vedere” con le dinamiche in corso in Medio Oriente.
ATTACCO A FUJAIRAH: PETROLIERA COLPITA NEL GOLFO DI OMAN. Mentre la diplomazia cerca faticosamente una via d'uscita, la tensione sul campo è esplosa nuovamente nelle ultime ore. Questa mattina, il centro britannico per le operazioni di commercio marittimo (UKMTO) ha riferito che una petroliera è stata colpita da un “proiettile non identificato mentre era all'ancora” nei pressi del porto di Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti. L'imbarcazione si trovava a circa 23 miglia nautiche a est del porto quando è avvenuta l'esplosione, nella tarda serata di ieri. Secondo quanto riferito dalle autorità marittime, la nave ha riportato lievi danni strutturali ma, fortunatamente, non ci sono stati feriti tra l'equipaggio né sversamenti di greggio che potessero causare disastri ambientali. L'importanza strategica di Fujairah è fondamentale in questo conflitto: il suo terminal permette infatti di esportare petrolio aggirando lo Stretto di Hormuz. Proprio per questo motivo, sia il terminal che la vicina zona industriale (FOIZ) sono stati ripetutamente nel mirino dell'Iran fin dall'inizio delle ostilità.
Poco fa è inoltre giunta la notizia che proprio la zona industriale petrolifera di Fujairah è stata colpita da un altro attacco di droni che ha provocato un incendio, ma non sono stati segnalati feriti, secondo le autorità locali. “Le squadre della Protezione Civile dell'Emirato sono intervenute immediatamente sul posto e stanno continuando a lavorare per riportare la situazione sotto controllo”, si legge in una dichiarazione pubblicata su X. L'impianto era stato colpito anche ieri da un attacco di droni, il che aveva indotto la compagnia petrolifera nazionale Adnoc a sospendere le spedizioni di petrolio greggio verso il sito.
PIOGGIA DI FUOCO SU TEHERAN E BEIRUT. La risposta militare israeliana non si è fatta attendere e si è manifestata con estrema violenza durante la notte appena trascorsa. L'esercito dello Stato ebraico ha confermato di aver lanciato una “ondata di attacchi su larga scala contro le infrastrutture del regime terroristico iraniano a Teheran”. Le esplosioni hanno scosso la capitale iraniana, colpendo siti che Tel Aviv ritiene nevralgici per la macchina bellica degli Ayatollah. Contemporaneamente, una “nuova ondata di attacchi contro le infrastrutture terroristiche di Hezbollah a Beirut” è stata condotta dall'aviazione con la Stella dei David. Secondo l'Agenzia Nazionale di Stampa libanese (NNA), oggi sono stati bombardati almeno tre quartieri della capitale del Paese dei cedri. L'operazione è stata presentata da Israele come una misura preventiva dopo aver rilevato il lancio di missili dall'Iran diretti verso il proprio territorio nazionale. I sistemi di difesa aerea israeliani sono stati attivati e la popolazione è stata invitata a raggiungere i rifugi.
IL CONFLITTO SI ALLARGA: ESPLOSIONI A DUBAI E DOHA. L'instabilità si sta diffondendo a macchia d'olio in tutta la penisola arabica. Questa mattina, diverse esplosioni sono state udite distintamente a Dubai e a Doha, capitale del Qatar. La situazione in Qatar era già critica nella giornata di ieri, quando il Paese è stato bersaglio di un massiccio attacco composto da 14 missili e diversi droni lanciati dal territorio iraniano. Le autorità di Doha hanno dichiarato di aver neutralizzato quasi tutte le minacce, ammettendo però che un missile “è caduto senza causare vittime”. Anche l'Arabia Saudita è stata coinvolta nelle operazioni di difesa. Il Ministero della Difesa di Riad ha comunicato, tramite un messaggio ufficiale, di aver intercettato e distrutto “due droni nella regione orientale” del Paese durante la notte. Le incursioni aeree stanno mettendo a dura prova la tenuta delle difese regionali, coinvolgendo stati che finora avevano cercato di mantenere un ruolo di mediazione.
VITTIME CIVILI AD ABU DHABI E CAOS A BAGHDAD. Le conseguenze del conflitto stanno iniziando a pesare gravemente sulla popolazione civile straniera residente nel Golfo. Ad Abu Dhabi, le autorità degli Emirati Arabi Uniti hanno confermato la morte di un cittadino di nazionalità pakistana. L'uomo è rimasto ucciso a causa della “caduta di detriti” nella zona di Bani Yas, a sud-est della città, “dopo l'intercettazione di un missile balistico da parte della difesa aerea”. Nel frattempo, in Iraq, la situazione è degenerata nella cosiddetta “Zona Verde” di Baghdad. L'ambasciata degli Stati Uniti è stata oggetto di attacchi multipli condotti con droni e razzi. Un funzionario della sicurezza locale ha confermato che “almeno un drone si è schiantato contro l'ambasciata”, causando danni ancora in corso di valutazione. Parallelamente, attacchi missilistici mirati contro abitazioni private nella capitale irachena hanno provocato la morte di almeno quattro persone. Secondo le fonti di sicurezza, gli obiettivi di queste ultime operazioni includevano basi o residenze riconducibili a gruppi miliziani filo-iraniani operanti nel Paese. (17 MAR – deg)
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