Per rafforzare i sistemi previdenziali non è lungimirante guardare solo alla “protezione nella fase finale della vita”, dal momento che le pensioni “nascono dal lavoro”, da “salari adeguati, occupazione di qualità”, dalla possibilità per i giovani di “entrare davvero nel mercato del lavoro” e per le imprese di crescere. Così ha detto il presidente dell’Inps Gabriele Fava ieri all’evento "AI to tackle the non-take-up of social security benefits” a Roma. Un tema emergente da affrontare in ambito previdenziale è la “distanza tra diritto formale ed effettivo”, che per la direttrice generale dell’Inps Valeria Vittimberga è uno dei “punti più critici del nostro welfare”, per cui serve impedire che molte prestazioni non raggiungano i cittadini per mancanza di informazione, sfiducia o distanza culturale. In tutto questo l’intelligenza artificiale, su cui l’istituto investe da anni, può fornire un supporto determinante, ma è un fenomeno che va letto attentamente: “Nelle occupazioni maggiormente esposte non si registra, almeno finora, un aumento sistematico della disoccupazione”, ha spiegato Fava: ma “l’apparente assenza di un impatto macroscopico non deve indurci a sottovalutare ciò che sta accadendo”, perché un effetto non immediatamente visibile potrebbe essere quello di “rallentare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro”, rallentando allo stesso tempo “la costruzione della base contributiva”. Fava e Vittimberga condividono inoltre la necessità di una prospettiva europea capace di governare l’IA.
“Ho proposto un Piano Marshall” per l’IA come “visione politica e istituzionale europea”, una “strategia comune per accompagnare la trasformazione del lavoro” ed “evitare che l’innovazione tecnologica allarghi le fratture invece di ridurle”, ha dichiarato il presidente dell’Inps. “Dobbiamo essere molto chiari: l’intelligenza artificiale non è neutra, può amplificare le disuguaglianze o ridurle, dipende soltanto da come la governiamo”, ha affermato la direttrice generale dell’Inps, spiegando che il lavoro portato avanti con il progetto europeo TSI (Strumento di sostegno tecnico), legato alla Commissione europea, è un “laboratorio di futuro”. “Da anni abbiamo scelto di investire sull’intelligenza artificiale come leva per migliorare servizi”, ma la tecnologia “da sola non basta”, perché servono “basi solide, competenze specialistiche, modelli organizzativi adeguati, strategia di lungo periodo” e anche una “collaborazione strutturata a livello europeo”, ha dichiarato Vittimberga, che poi ha aggiunto come un obiettivo sia creare “un modello europeo di intelligenza artificiale sociale”, che sappia “tenere insieme innovazione, diritti, efficienza, inclusione, tecnologia e fiducia”, poiché quest’ultima è il “vero capitale delle nostre istituzioni”. (20 MAR - sio)
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