Roma, 20 mar – "Le utilities saranno assolutamente centrali nel passaggio da una gestione emergenziale a una politica industriale dell'acqua. Non saranno solamente gestori di servizio, ma soggetti industriali chiamati a trasformare la risorsa acqua in un'infrastruttura strategica per la transizione ecologica." Lo ha detto il Viceministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica Vannia Gava in un videomessaggio inviato alla presentazione del Blue Book 2026, il rapporto annuale della Fondazione Utilitatis sul servizio idrico integrato in Italia. Gava ha riconosciuto la gravità del quadro fotografato dal rapporto – perdite di rete intorno al 38%, forti divari territoriali, gestioni ancora frammentate – e ha ricordato le risorse pubbliche già mobilitate: oltre quattro miliardi destinati al settore idrico nell'ambito del PNRR e 12 miliardi programmati attraverso il Piano Nazionale degli Interventi nel Settore Idrico (PNISI), di cui due già utilizzati per rafforzare sicurezza e resilienza delle infrastrutture, intervenendo su perdite, approvvigionamenti, depurazione e digitalizzazione. A questi si aggiungono, ha sottolineato il Viceministro, gli oltre sei miliardi di investimenti annui dei gestori privati, che rappresentano "la vera leva strutturale del sistema".
Il nodo centrale, però, è il periodo successivo alla scadenza dei fondi straordinari. "Il fabbisogno non può essere sostenuto solo dalla tariffa", ha avvertito Gava, "scaricando sui cittadini la totalità di costi che hanno una valenza sistemica." A livello europeo, ha spiegato, il governo italiano ha contribuito alla Water Resilience Strategy sostenendo la necessità di strumenti finanziari dedicati. Sul fronte nazionale, è in corso il lavoro sul riuso delle acque reflue affinate, con un DPR all'esame della Conferenza delle Regioni e l'attivazione di un primo fondo da 60 milioni per nuovi impianti. Sono inoltre in fase di definizione i regolamenti sui desalinizzatori e il decreto terre e rocce da scavo, presentato dal Viceministro come "una vera riforma per le semplificazioni e il ripristino degli invasi". Gava ha infine inquadrato la posta in gioco nel suo significato più ampio: "L'ingresso in una ‘bancarotta idrica’ in cui la domanda supera la disponibilità non è più teorica. Riguarda direttamente la sicurezza economica del paese, soprattutto in Italia, dove l'acqua abilita circa il 20% del Pil”.
(PO / Sis)
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