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Acqua, De Micheli (Pd): governo non investe a sufficienza, incentivare aggregazione gestori

Roma, 20 mar - "Il quadro è chiaro: dopo il Pnrr, gli investimenti previsti fino al 2029 saranno soprattutto privati. Questo governo non investe a sufficienza sul settore idrico perché non è una sua priorità”. Lo dice Paola De Micheli, deputata del Partito Democratico ed ex ministra delle Infrastrutture, a margine della presentazione del Blue Book 2026, il rapporto annuale della Fondazione Utilitatis sul servizio idrico integrato in Italia, presentato tra l’altro all’antivigilia della Giornata Mondiale dell'Acqua. De Micheli parte da un riconoscimento: "Stamattina è emerso chiaramente che il salto di qualità sul fronte degli investimenti si è fatto con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che peraltro aveva scritto il nostro governo con il Conte-bis, con la consapevolezza che l'acqua è una priorità assoluta". Ma avverte che quella stagione si sta chiudendo e che non si può pensare all'acqua solo nelle emergenze: "Non ci si può accorgere di questo o ricordarselo solo quando ci sono situazioni di siccità importanti”. Sul fronte delle grandi infrastrutture idriche, spiega l'ex ministra, si è ormai vicini al completamento dei piani avviati. "È stata fatta una selezione iniziale per avere la certezza di arrivare nei tempi previsti”. Il quadro è però più articolato per quanto riguarda le società di gestione: "Le grandi società riescono a fare interventi molto profondi anche con una certa celerità. La frammentazione di una parte della gestione idrica del paese, invece, limita sia gli interventi sul sistema esistente sia quelli nuovi”. De Micheli rivolge una critica diretta all'esecutivo: "Mi domando quali siano le reali priorità di questo governo”, e sottolineala necessità di aggregare i gestori: "Dovremmo trovare modalità incentivanti per i territori e per gli enti locali – spesso i primi attori nella partecipazione alle società di gestione – affinché si arrivi a una ricomposizione anche dimensionale. Sarebbe bene che esistessero incentivi affinché le società che gestiscono avessero dimensioni più importanti, per essere più efficaci ed efficienti nei confronti dei cittadini e della preservazione dell'acqua”.
Sul piano globale, De Micheli richiama il dato emerso al convegno sulla cosiddetta "bancarotta idrica": "Non possiamo permettercelo, anche perché siamo nel Mediterraneo. I dati di Spagna e Italia ci ricordano che da noi il consumo d'acqua – non solo potabile ma anche agricolo, in paesi dove l'agricoltura è particolarmente fiorente – è molto più elevato. Quindi c'è un fabbisogno infrastrutturale più elevato”. Su questo punto De Micheli parla anche da agricoltrice diretta, con esperienza nella coltivazione del pomodoro in Pianura Padana: "Negli anni, grazie alla PAC, agricoltori e cooperative sono stati finanziati per un upgrade tecnologico dell'irrigazione. Siamo arrivati a una diffusione delle tecnologie che centellinano l'acqua sul bisogno, non in maniera diffusa." Ma il quadro nazionale è disomogeneo e richiede due tipi di intervento distinti: "Laddove il sistema agricolo è già tecnologicamente avanzato, servono investimenti dei consorzi di bonifica per garantire l'efficienza della rete di distribuzione. Dall'altra parte ci vuole un intervento potente in alcune aree del paese dove mancano le risorse, manca la cultura del risparmio idrico e manca l'acqua stessa per l'agricoltura”. L'esempio più emblematico, secondo De Micheli, è la Sicilia: "Pensiamo alla fiorente agricoltura siciliana, che ha bisogno che le risorse – peraltro già stanziate – vengano anche spese. Cosa che abbiamo scoperto recentemente non viene fatta nemmeno sul dissesto idrogeologico”.
(PO / Sis)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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