Le nazioni unite potrebbero far parte di un piano per ridurre gli attacchi e proteggere lo Stretto di Hormuz, il tratto di mare che divide l’Iran dalla penisola arabica da cui normalmente transitano circa il 20% del petrolio e del gas globale. A dirlo, in un’intervista a Politico, è stato Antonio Guterres, segretario generale dell’Onu, che ha anche ricordato il ruolo avuto in passato dall'organizzazione nell'ambito dell'iniziativa del Mar Nero, consentendo l'esportazione di cibo e fertilizzanti durante la guerra in Ucraina."Il mio obiettivo principale è verificare se sia possibile ricreare nello Stretto di Hormuz condizioni simili a quelle del passato", ha detto Guterres, riferendo di contatti in corso con i principali attori del Golfo e con il Consiglio europeo. Lo Stretto di Hormuz è di fatto paralizzato dal 28 febbraio scorso, giorno in cui è iniziata l’offensiva israelo-statunitense sulla Repubblica Islamica. Già pochi giorni fa un gruppo di sei “volenterosi”, tra cui Italia, Germania, Francia, Olanda, Giappone e Regno Unito, si erano detti disponibili a farsi carico di “sforzi appropriati” per consentire il traffico navale, precisando, però, che eventuali operazioni possono avvenire solo una volta cessate le ostilità. Un’iniziativa “politica e non militare”, come precisato dal ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, che non è riuscita a soddisfare le pretese del presidente Usa, Donald Trump. Il tycoon vorrebbe un impegno diretto dei Paesi Nato nell’area per scortare le navi petrolifere e anche ieri è tornato a definire gli alleati “codardi”. (21 mar-mol)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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