Il referendum confermativo sulla legge costituzionale recante “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”, restituisce una netta affermazione del No con il 53,74% contro il 46,26% del Sì, confermando un risultato maturato nel corso di uno spoglio particolarmente rapido, favorito dalla semplicità del quesito referendario. Restano ancora in ritardo le operazioni relative alle sezioni degli italiani all’estero, dove al momento – con più della metà delle sezioni scrutinate - prevale invece il Sì con il 53,84%, a fronte del 46,16% del No.
Determinante il dato dell’affluenza, che si attesta al 58,93%, ben oltre le attese della vigilia. Già nella serata di ieri, con il 46,07% registrato alle 23, era emersa una partecipazione significativa, segnale di una forte mobilitazione elettorale legata anche alla polarizzazione politica delle ultime settimane.
I sondaggi avevano indicato un recupero del No, ma non lasciavano prevedere uno scarto così ampio nel risultato finale. La partecipazione è stata particolarmente elevata in Emilia-Romagna (66,66%), Toscana (66,27%) e Umbria (65,05%), mentre i livelli più bassi si registrano in Sicilia (46,13%) e Calabria (48,39%). In tutte le altre regioni si è comunque superata la soglia del 50% degli aventi diritto.
Sul piano territoriale, il Sì prevale soltanto in tre regioni del Nord: Friuli Venezia Giulia (54,47%), Lombardia (53,57%) e Veneto (58,43%), mentre nel resto del Paese si afferma il No. Il dato riflette una netta frattura geografica, evidente soprattutto nei risultati delle principali città. A Roma il No si impone con il 57,46%, mentre a Milano si attesta al 53,75%. Ancora più marcata la tendenza nel Mezzogiorno, dove il No registra percentuali molto elevate: 71,48% a Napoli, 60,27% a Bari e 64,86% a Palermo. In Sardegna tutte le province si esprimono per il No, con Cagliari al 59,16%. Fa eccezione nel Sud la città di Reggio Calabria, dove prevale il Sì con il 53,1%.
Nel Nord, invece, il Sì risulta maggioritario in diverse realtà urbane, in particolare in Veneto, Lombardia e Piemonte, anche se in quest’ultima regione pesa il dato di Torino, dove il No raggiunge il 59,66%, contribuendo a riequilibrare il risultato complessivo. (23 MAR - alp)





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