“Nessuno ha capito perché l'America abbia sferrato l'attacco proprio ora, se è stato per un favore personale di Trump all'amico Netanyahu, se è stato per una mera questione di profitti petroliferi, se perché era arrivata la prova che Teheran fosse a un passo dall'arma nucleare” lo afferma Emma Marcegaglia in una intervista a La Repubblica sottolineando come “l'area del Golfo è strategica a livello di filiera per tutto il commercio mondiale. Le attività industriali, a partire dalla siderurgia, sono inserite in altrettante catene del valore che adesso sono sconvolte, dal petrolio al gas per continuare con l'acido solforico, l'elio e ancora altre materie prime. Per non parlare dei trasporti: il gasolio da navigazione è già cresciuto del 20%, il mercato dei noli del 60% in pochissimi giorni. È tutto concatenato: la produzione di acciaio inossidabile è impossibile senza nickel, che richiede per la sua produzione l'acido solforico che proviene prevalentemente dal Medio Oriente e che è difficile da rimpiazzare rapidamente visto che l'Europa dipende quasi totalmente dalle importazioni”. L'imprenditrice avverte che “tutto questo è un problema che riguarda l'intera industria legata a materie prime strategiche e perciò al ciclo della supply chain. Tutti abbiamo un po' di scorte e coperture: ma quando finiscono, che facciamo? E sembra che questa guerra non finirà presto. L'intera economia europea e italiana sono a rischio: non siamo al panico, ma gli impatti ci sono, eccome. Se anche la guerra finisse domani, quando le catene del valore si interrompono, non è che si riprendono in un attimo. Il danno è fatto. Per rimettere tutto in moto, ci vogliono mesi”. Sul fronte dei costi energetici, Marcegaglia osserva che il fattore più drammatico è “nei prezzi dei combustibili fuori controllo. Il petrolio è per il 25% superiore a due mesi fa. Poi è arrivato l'attacco israeliano contro il complesso di South Pars e i relativi giacimenti, e in due ore le quotazioni sono schizzate. Comprende quanto sia difficile operare in una situazione del genere? E sono prezzi che paghiamo subito, sull'unghia. Non dobbiamo dimenticare il problema dei tassi di interesse che sono già in lieve rialzo: corriamo il rischio di andare in recessione globale”. Per uscire dalla crisi, la proposta è chiara: “Sia l'Europa sia i governi devono prepararsi a supportare le imprese e i cittadini ragionando con coerenza. Penso, per esempio, alla possibilità di sforare il patto di stabilità, come facemmo in tempo di pandemia. A crediti d'imposta specifici sui costi dell'energia. Ma, ripeto, la parola chiave deve essere unità. Dovremmo pensare anche noi a un pacchetto di supporto per imprese e cittadini, come in parte il governo sta facendo, ma serve l'ok dell'Europa. Noi non abbiamo grandi margini di manovra perché abbiamo un debito alto. E non credo che la soluzione sia consentire un uso maggiore degli aiuti di stato, che penalizzerebbe i Paesi che non hanno risorse, come il nostro. Dobbiamo agire per scongiurare il rischio che l'economia vada in blocco”. (23 mar - red)
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