di Paolo Pagliaro
Faccio mia una proposta di Mojmir Ježek: adesso che ha vinto il referendum, la sinistra italiana si faccia promotrice di una grande riforma della giustizia, approvabile con legge ordinaria ma capace di convincere un’ampia maggioranza del Parlamento e del Paese. Un gesto di coraggio e lungimiranza politica. I problemi della giustizia italiana sono noti e trasversali: carenza di personale, processi che durano decenni, carceri sovraffollate, abuso della prescrizione, abuso della custodia cautelare, carriere dei magistrati opache. Sulla necessità di affrontare questi temi c'è un consenso diffuso che attraversa l'intero elettorato, da destra a sinistra. Chi ha votato "sì" al referendum - o semplicemente si è indignato davanti alle inefficienze del sistema - non è necessariamente un avversario. E chi ha votato “no” non lo ha fatto perché vuole che nulla cambi.
La sinistra ha la cultura giuridica, la tradizione garantista e le competenze per guidare questa battaglia. Farlo significherebbe non solo sottrarre un tema alla destra, ma dimostrare concretamente di saper governare nell'interesse generale, al di là delle appartenenze. Sarebbe il segnale che si è finalmente smesso di difendere lo status quo per paura di toccare interessi consolidati. Le primarie dividono. Una grande riforma della giustizia unisce. E vince.





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