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L’impronta del cambiamento climatico sulle piante dipende dal tipo di ecosistema: studio su “Nature”

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L’impronta del cambiamento climatico sulle piante dipende dal tipo di ecosistema: studio su “Nature”

Ghent - Non tutte le piante rispondono allo stesso modo ai cambiamenti climatici: mentre nelle praterie e nelle foreste sono in aumento le piante adattate al caldo, ad alta quota scompaiono quelle adattate al freddo. Questo il risultato dello studio internazionale pubblicato su Nature, guidato da ricercatori e ricercatrici dell’Università di Ghent e che ha coinvolto il ricercatore dell’Università di Parma Michele Carbognani del dipartimento di Scienze chimiche, della vita e della sostenibilità ambientale. Lo studio mostra come il cambiamento climatico stia alterando le comunità vegetali nel continente europeo: nelle comunità vegetali del continente europeo si stanno espandendo le piante che prediligono temperature più calde, in particolar modo nel sottobosco delle foreste e nelle praterie, mentre sulle cime delle montagne i cambiamenti maggiori riguardano la scomparsa di piante adattate al freddo. Inoltre la vegetazione sta cambiando più lentamente di quanto non lo stia facendo il clima, aumentando il cosiddetto “debito climatico” che queste comunità dovranno “ripagare” nel futuro, con possibili ulteriori impatti sulla biodiversità e sulla stabilità dei sistemi ecologici. La ricerca indica che gli attuali cambiamenti climatici non hanno lo stesso effetto ovunque, ma che la vegetazione risponde in maniera diversa in differenti ecosistemi. Ciò implica che le strategie per l’adattamento alle modificazioni climatiche e per la conservazione della biodiversità non possano essere le stesse in tutti i luoghi. “Le nostre osservazioni ci fanno capire come la vegetazione stia cambiando e cosa attenderci nel futuro. Sulle vette delle montagne stanno scomparendo specie vegetali caratteristiche di questi ambienti unici, che nel futuro saranno probabilmente dominati da specie diverse, già presenti a quote inferiori. Questi cambiamenti rappresentano un generale impoverimento della diversità del nostro territorio, la cui tutela dovremmo sentire come nostra responsabilità per le generazioni che verranno”, commenta Carbognani. Lo studio, che deriva dalla collaborazione di studiosi di numerosi enti di ricerca europei, nordamericani e asiatici, si è avvalso del lavoro e delle competenze dei componenti, di ieri e di oggi, del gruppo di ricerca in Geobotanica ed Ecologia vegetale del dipartimento di Scienze chimiche, della vita e della sostenibilità ambientale dell’Università di Parma - Marcello Tomaselli, Alessandro Petraglia, Matteo Gualmini, Michele Carbognani, T’ai GW Forte, Andrea Vannini - che da oltre 20 anni monitora la vegetazione delle cime montuose dell’Appenino settentrionale. (9colonne)


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