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direttore Paolo Pagliaro

SCHLEIN: SEMPRE
PRONTI A ELEZIONI

SCHLEIN: SEMPRE <br> PRONTI A ELEZIONI

Per la segretaria del Pd Elly Schlein è stata una “giornata splendida per la democrazia italiana” quella che ha visto la vittoria del “No” al referendum della giustizia, un “chiaro messaggio politico per il Governo Meloni”, ma non solo: “È un messaggio anche per noi”, ha detto oggi alla sede dell’Associazione della Stampa Estera a Roma, riferendosi alla “responsabilità” di organizzare un’alternativa e di “vincere” le prossime elezioni, rispetto alle quali “siamo pronti” in qualsiasi momento. “Sono fiduciosa” sul fatto che “troveremo un accordo su tutto” con gli altri partiti del campo progressista, ha continuato, specificando che “c’è molto lavoro da fare” e che chiederà “ai colleghi” di non farlo “da soli”, ma “cercando di coinvolgere le milioni di persone” che al referendum sulla giustizia hanno votato “No”. Schlein, inoltre, ha rinnovato la sua disponibilità a delle primarie di coalizione per eleggere il leader del centrosinistra. La segretaria del Pd ha quindi lanciato molte critiche all’esecutivo guidato da Giorgia Meloni in quanto, tra le altre cose, “non riesce mai a dire di no” al presidente degli Stati Uniti Donald Trump “quando sbaglia”, citando la mancata condanna sulle mire in Groenlandia, sull’intervento americano in Venezuela, sull’aumento delle spese militari e sul Board of Peace. Stare dentro quest’ultimo, ha sottolineato Schlein, “è incostituzionale” e “non può esserci” la fine del conflitto a Gaza finché non ci sarà la fine “degli insediamenti israeliani in Cisgiordania”, così come il coinvolgimento dei palestinesi nel processo di pace e la creazione di uno Stato di Palestina “accanto a quello di Israele”. Analogamente ha sostenuto che non possa esistere un tavolo di pace senza l’Ucraina per parlare della fine della guerra con la Russia. “La pace in Medio Oriente non è una priorità per Trump”, ha proseguito, contestando al governo il fatto non aver ancora detto al tycoon “di fermarsi” nelle sue campagne che violano il diritto internazionale.

Rimanendo sempre sul tema dell’attività estera dell’inquilino della Casa Bianca ha dichiarato: “Khamenei era un dittatore sanguinario che di certo non ci mancherà”, un giudizio che Schlein ha riservato anche al presidente venezuelano Nicolás Maduro, e se si “scavalcano” le leggi internazionali “rimane solo la legge del più ricco e più forte”. Su Cuba, inoltre, ha affermato che la situazione è “preoccupante” e che Trump fa politica estera “con i ricatti”. La leader del Partito democratico ha perciò rinnovato il suo “no” secco alla “guerra illegale” e all’autorizzazione per l’impiego delle basi per supportare attacchi militari. Allo stesso tempo ha contestato i provvedimenti di Meloni sul carburante, per i quali ha “aspettato tre giorni dal voto” per attuarli, per poi criticare l’ostilità del governo rispetto al meccanismo degli ETS, quindi alle energie rinnovabili in generale, sostenendo la necessità del rilancio degli investimenti comuni europei. Dell’esecutivo ne è emerso quindi - nel discorso di Schlein - uno stato di crescente difficoltà, iniziata dalle elezioni regionali in Puglia e Campania e aggravatasi con l’esito del referendum: la richiesta delle dimissioni della ministra del Turismo Daniela Santanchè da parte della premier è un “segnale di debolezza evidente” del governo, ha dichiarato, aggiungendo di aspettarsi che “anche la maggioranza voti la sfiducia” sulla ministra e che “non è credibile” che Andrea Delmastro “non sapesse con chi stava fondando una società”. Per Schlein, in definitiva, il governo dovrebbe farsi “un bagno di umiltà” e pensare ai problemi concreti degli italiani, piuttosto che alla legge elettorale o alla riforma del premierato, due elementi considerati centrali nell’agenda governativa del 2026 da parte di Arianna Meloni, sorella della premier, come ricordato dalla segretaria dem. (25 MAR - sio)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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