Londra - Il carcinoma ovarico di alto grado è tra i tumori ginecologici più difficili da trattare: nonostante i progressi delle cure, molte pazienti vanno incontro a ricadute, spesso perché le cellule tumorali diventano resistenti alla chemioterapia. Uno studio condotto dall’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” e dal Cnr di Napoli e pubblicato sulla rivista Molecular Cancer, ha messo in luce un aspetto finora poco considerato: il possibile ruolo dei glucocorticoidi, ormoni come il cortisone utilizzati durante la chemioterapia per ridurre effetti collaterali e reazioni avverse. I ricercatori hanno osservato che l’attivazione del loro recettore può influenzare profondamente il comportamento delle cellule tumorali. In particolare, questo meccanismo sembra favorire processi legati alla crescita e alla diffusione del tumore, oltre a ridurre l’efficacia di farmaci come il cisplatino, tra i più usati contro il carcinoma ovarico. Il risultato è una maggiore probabilità che la malattia diventi resistente alle cure. Un elemento chiave emerso dallo studio è la cosiddetta “dormienza” delle cellule tumorali: uno stato in cui le cellule rallentano la loro attività, adattandosi allo stress e riuscendo così a sopravvivere ai trattamenti. Queste cellule, pur temporaneamente “silenti”, possono riattivarsi in seguito, dando origine a nuove fasi della malattia. Secondo i ricercatori, proprio questa capacità di “nascondersi” potrebbe spiegare molte recidive. I risultati aprono nuove prospettive per comprendere meglio la resistenza alle terapie e sviluppare strategie più efficaci contro questo tumore, anche se saranno necessari ulteriori studi per confermare questi dati. (9colonne)
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