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direttore Paolo Pagliaro

ISTAT: CALANO ANCORA
NASCITE E RESIDENTI

ISTAT: CALANO ANCORA <br>  NASCITE E RESIDENTI

Non si arresta il calo della natalità in Italia dove, nel 2025, ci sono state 355mila nascite, con una diminuzione del 3,9% rispetto all’anno precedente, mentre i decessi sono 652mila, in calo dello 0,2%. Ciò ha determinato un saldo naturale ampiamente negativo (circa -296mila unità), in peggioramento se confrontato a quello del 2024, quando risultò pari a -283mila. Questo è quanto emerge dal report dell’Istat sugli indicatori demografici 2025 pubblicato oggi. Al 1° gennaio di quest’anno la popolazione residente in Italia è pari a 58 milioni 943mila individui, risultando stabile rispetto alla stessa data dell’anno precedente (-636 unità). Nel nostro Paese la dinamica migratoria molto positiva riesce a contrastare un ricambio naturale ampiamente negativo e nel quale la popolazione continua a invecchiare: sul piano geografico si possono osservare differenze significative, come la popolazione del Nord che aumenta del 2,2 per mille, rimane costante nel Centro (0,0 per mille), mentre registra delle perdite nel Mezzogiorno (-3,1 per mille). Le immigrazioni dall’estero ammontano a 440mila unità, mantenendosi solide, e scendono sensibilmente le emigrazioni per l’estero (144mila), ben 45mila in meno rispetto all’anno precedente (-23,7%). In questo quadro il saldo migratorio con l’estero resta non solo molto positivo (+296mila) e tale da compensare pressoché integralmente il deficit dovuto alla dinamica naturale, ma cresce anche di 33mila unità sul 2024. Risultano, inoltre, in aumento del 5,1% i trasferimenti di residenza tra Comuni, che globalmente hanno coinvolto un milione e 455mila cittadini. Al 1° gennaio 2026 la popolazione residente di cittadinanza straniera è pari a 5 milioni e 560mila unità, in aumento di 188mila individui (+3,5%) rispetto all’anno precedente, con un’incidenza sulla popolazione totale del 9,4%. La maggiore concentrazione si registra al Nord, dove risiedono 3 milioni 230mila individui (pari al 58,1% degli stranieri residenti in Italia), per un’incidenza rispetto al totale dei residenti pari all’11,7%; nel Centro risiedono un milione 344mila stranieri (24,2% del totale) con un’incidenza dell’11,5%; più contenuta è la presenza di residenti stranieri nel Mezzogiorno, 986mila unità (17,7%), che rappresentano appena il 5,0% della popolazione residente. La popolazione di cittadinanza italiana ammonta a 53 milioni 383mila unità, in calo di 189mila individui rispetto al 1° gennaio 2025 (-3,5 per mille); nel 2025 le acquisizioni di cittadinanza italiana, pari a 196mila, sono in diminuzione rispetto ai livelli degli anni precedenti (214mila nel 2023 e 217mila nel 2024). Il calo, prosegue il report Istat, è da imputare principalmente alle modifiche del quadro normativo introdotte dal D.L. 36/2025 (convertito nella Legge n. 74/2025) che prevede restrizioni all’acquisizione della cittadinanza italiana iure sanguinis. Il numero medio di figli per donna è stimato in 1,14, in calo uniforme sul territorio nazionale rispetto all’1,18 del 2024. Prosegue inoltre la posticipazione delle nascite, con l’età media al parto che sale da 32,6 a 32,7 anni. In Italia diminuiscono poi i matrimoni, in particolare quelli celebrati con rito religioso (-11,7% rispetto al 2024), e si verificano significative variazioni sulla composizione delle famiglie. Nel biennio 2024-2025 le famiglie sul territorio italiano sono 26 milioni e 600mila, oltre 4 milioni in più rispetto all’inizio degli anni Duemila, una crescita legata alla progressiva semplificazione delle strutture familiari, caratterizzata soprattutto dall’aumento delle famiglie unipersonali, che sono attualmente la forma familiare più diffusa. Oggi, infatti, oltre un terzo delle famiglie è formato da una sola persona (il 37,1%), mentre venti anni fa questa tipologia rappresentava appena un quarto delle famiglie (25,9%), come spiega il report dell’Istat. Le famiglie composte da almeno un nucleo, in cui cioè è presente almeno una relazione di coppia o di tipo genitore-figlio, sono il 60,4%: queste famiglie sono principalmente costituite da coppie con figli (28,4%), per molti anni il modello prevalente di famiglia, ma anche quello interessato dalla diminuzione più consistente. Le coppie senza figli sono stabili nel tempo e rappresentano un quinto del totale (poco più del 20%). Nel corso degli anni sono inoltre aumentate le famiglie monogenitore, che rappresentano oggi una famiglia su dieci. In questi casi si tratta principalmente di madri sole (8,6%), ma sono evidenti anche casi di padri con figli (2,2%). Sul tema dell’aspettativa l’Italia è uno dei Paesi con la posizione migliore: in base ai dati Eurostat relativi al 2024 gli uomini italiani si collocano al secondo posto grazie a una speranza di vita di 81,5 anni, superati dai soli svedesi con 82,6 anni a fronte di una media Ue27 di 79,2 anni; le italiane, a loro volta, si collocano al terzo posto con 85,6 anni, superate dalle francesi (85,9) e dalle svedesi (86,5), per una media Ue27 di 84,4 anni. Nel 2025 la speranza di vita alla nascita è stimata in 81,7 anni per gli uomini e in 85,7 anni per le donne, facendo sì che la differenza di genere scenda ad appena quattro anni, un livello che per ritrovarlo indietro nel tempo occorre risalire al 1953. L’età media della popolazione residente in Italia è stimata, al 1° gennaio 2026, a 47,1 anni, in crescita di mezzo punto decimale (sei mesi) rispetto alla stessa data nel 2025. La popolazione fino a 14 anni è pari a 6 milioni 852mila individui (11,6% del totale), in calo di 168mila unità rispetto al 2025; quella in età attiva (15-64enni) ammonta a 37 milioni 270mila (63,2% del totale), con una riduzione di 73mila individui sull’anno precedente; gli over 65enni sono 14 milioni 821mila (25,1% del totale), oltre 240mila in più rispetto all’anno precedente; crescono poi gli ultra-ottantacinquenni che raggiungono i 2 milioni 511mila individui (+101mila) e rappresentano il 4,3% della popolazione totale; infine, gli ultracentenari ammontano a 24mila e 700 unità, oltre 2mila in più rispetto all’anno precedente. Il processo di invecchiamento interessa l’Unione Europea nel suo insieme, poiché diminuisce il peso della popolazione giovanile e in età lavorativa, mentre cresce quello degli individui sopra i 65 anni. Anche se diffusamente accettato, il concetto di invecchiamento della popolazione basato sul mero conteggio delle persone che superano i 65 anni rappresenta una semplificazione, retaggio del passato. L’anziano di oggi conduce uno stile di vita diverso e gode di una salute migliore rispetto ai coetanei del passato. La soglia di ingresso nella cosiddetta terza età tende infatti a spostarsi in avanti, progredendo con le capacità fisiche e intellettuali del capitale umano che si riflettono anche sulle condizioni socioeconomiche. (31 mar-sio)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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