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direttore Paolo Pagliaro

HORMUZ, EXPORT
A RISCHIO BLOCCO

HORMUZ, EXPORT <BR> A RISCHIO BLOCCO

Navi ferme, rotte deviate, catene logistiche sotto pressione. La crisi nello Stretto di Hormuz sta producendo un effetto accumulo senza precedenti, con impatti diretti sulla capacità delle imprese di raggiungere i mercati internazionali. Le stime indicano il coinvolgimento di centinaia di navi nell’area, tra cui circa 200 portacontainer. Considerando una capacità media tra 8.000 e 15.000 TEU per nave, il volume potenziale interessato si colloca tra 1,6 e 3 milioni di container. Un flusso che, deviato verso porti alternativi, rischia di generare una congestione immediata. Hub strategici come Khor Fakkan (circa 5 milioni TEU/anno) e Jeddah Islamic Port (oltre 5,5 milioni TEU movimentati nel 2023) operano già su traffici complessi e non sono strutturati per assorbire, in tempi rapidi, uno shock simultaneo di questa dimensione. Il rischio concreto è un blocco operativo a catena: navi in attesa, terminal saturi, rallentamenti doganali, perdita di competitività per le imprese esportatrici. “Non è più una crisi logistica ma una crisi di accesso ai mercati. Se le merci non arrivano nei tempi giusti, il danno per il sistema produttivo è immediato” afferma Lorenzo Zurino, presidente del Forum Italiano dell’Export. Il tema è stato oggetto del tavolo istituzionale presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale del 25 marzo e della successiva riunione del 30 marzo, a seguito dei quali il Forum Italiano dell’Export ha trasmesso un dossier tecnico agli uffici competenti. Tra le priorità evidenziate, la necessità di attivare fast corridor logistico-doganali in andata e ritorno, condizione essenziale per evitare non solo il blocco delle merci in uscita, ma anche il rischio di carenza di container nel Mediterraneo per i flussi export successivi. Fondamentale, inoltre, un coordinamento pieno e operativo tra Dogane e Farnesina, chiamate a lavorare all’unisono per garantire rapidità, certezza dei tempi e continuità ai flussi commerciali. “In assenza di una risposta coordinata e immediata — conclude Zurino — il rischio non è solo il rallentamento delle rotte, ma il fermo strutturale dell’export italiano”. (1 apr - red)

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