Londra - Un team internazionale di ricercatori, di cui ha preso parte la Sapienza, ha pubblicato un nuovo studio su Nature, portando alla luce le più antiche evidenze genetiche dell’esistenza dei cani. Utilizzando l’analisi del Dna antico, i ricercatori hanno identificato cani in siti archeologici nel Regno Unito e in Turchia risalenti al Tardo Paleolitico superiore, circa 16.000–14.000 anni fa. Gli scienziati sapevano già che i cani derivano da popolazioni di lupi grigi e sospettavano che il processo fosse avvenuto durante l’ultima era glaciale. Tuttavia, le evidenze provenienti da siti archeologici pre-agricoli sono state limitate e difficili da confermare. Inoltre nelle fasi iniziali della domesticazione, gli scheletri di cani e lupi erano probabilmente indistinguibili e le loro differenze comportamentali non lasciano evidenze archeologiche. Lo studio suggerisce che i cani potrebbero essere stati trasferiti tra gruppi geneticamente e culturalmente distinti, inclusi le comunità epigravettiane e magdaleniane in Europa. Mentre gli studi precedenti si sono basati principalmente su sequenze di Dna molto brevi e su misurazioni scheletriche, in questo nuovo studio i ricercatori di 17 istituzioni hanno ricostruito genomi completi da reperti archeologici più antichi di 10.000 anni, provenienti da siti del Paleolitico superiore, tra cui la Grotta di Gough nel Regno Unito e Pınarbaşı in Turchia. Hanno poi confrontato questi genomi con quelli di oltre mille cani e lupi, sia moderni sia antichi, provenienti da tutto il mondo. I risultati di queste analisi hanno confermato che le ossa rinvenute appartenevano a cani e hanno retrodatato di oltre 5 mila anni le più antiche prove dirette della loro esistenza. Una nuova analisi dei dati precedenti ha inoltre mostrato che i cani erano probabilmente diffusi tra le comunità di cacciatori-raccoglitori epigravettiane e magdaleniane in Europa verso la fine dell’era glaciale. Questi nuovi dati genetici hanno rivelato non solo che gli individui di Gough’s Cave e Pınarbaşı erano cani, ma anche che erano più strettamente imparentati con gli antenati delle attuali razze europee e mediorientali, come i boxer e i saluki, piuttosto che con le razze artiche come gli husky siberiani. Ciò indica che le principali linee genetiche dei cani attuali dovevano essersi già formate nel Paleolitico superiore. “Il contributo della Sapienza a questo studio – spiega Dušan Borić del dipartimento di Biologia ambientale, tra gli autori dello studio – è legato alle evidenze dei cani tra le comunità di cacciatori-raccoglitori-pescatori mesolitici nei siti di Vlasac e Padina, situati nella regione delle gole del Danubio tra l’attuale Serbia e Romania. Le analisi genetiche aiutano a fornire una prospettiva diacronica sulla storia dei cani in Eurasia e suggeriscono una lunga e complessa storia di interazioni tra cani e uomini”. (9colonne)
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