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Le missioni del Progetto Itaca del Cnr in mostra in Perù

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Le missioni del Progetto Itaca del Cnr in mostra in Perù

Lima - In occasione delle 25 missioni scientifiche realizzate tra il 2007 e il 2025 nell’ambito del Progetto Itaca – Italian Mission of Heritage Conservation and Archaeogeophysics del Consiglio Nazionale delle Ricerche, il Museo Pachacamac di Lima ospita la mostra temporanea Tramas andinas. Ciencia, Paisaje, Arqueología y Saberes Ancestrales, aperta al pubblico dal 15 febbraio al 31 luglio, curata da Nicola Masini dell’Istituto di scienze del patrimonio culturale (Ispc) e Rosa Lasaponara dell’Istituto di metodologie per l’analisi ambientale (Imaa) del Consiglio nazionale delle ricerche, responsabili scientifici del Progetto. L’esposizione presenta i risultati di un programma di ricerca interdisciplinare finalizzato allo studio, alla documentazione e alla tutela del patrimonio culturale andino. Nel corso delle missioni, gli istituti Ispc e Imaa del Cnr, entrambi con sede in Basilicata, hanno sviluppato un approccio interdisciplinare, integrando archeologia, telerilevamento, geofisica e analisi multiscala dal paesaggio al sito per ricostruire l’organizzazione del territorio, interpretare le evidenze archeologiche e orientare strategie di conservazione e valorizzazione sostenibile. Nel tempo, il progetto di ricerca Itaca si è articolato attorno a quattro assi tematici: resilienza, tempo, connessioni e fragilità, che trovano corrispondenza in una specifica sezione del percorso espositivo, proponendosi come chiavi interpretative del paesaggio andino. Una seconda sezione è dedicata a quattro contesti emblematici indagati dal Cnr, Nasca, Chankillo, Pachacamac e Machu Picchu, presentati non solo come luoghi iconici della storia preispanica andina, ma anche come veri e propri laboratori a cielo aperto. Una terza sezione approfondisce infine strumenti e metodi, illustrando il contributo delle tecnologie avanzate, dal remote sensing satellitare al LiDAR, dalle prospezioni geofisiche all’intelligenza artificiale, e mostrando come l’innovazione digitale stia trasformando le modalità di conoscenza, gestione e conservazione del patrimonio archeologico, aprendo la strada a pratiche di ricerca sempre più predittive, sostenibili e a basso impatto. (9colonne)


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