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Dallo studio di terremoti storici, nuove prospettive per la stima della pericolosità sismica

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Dallo studio di terremoti storici, nuove prospettive per la stima della pericolosità sismica

Londra - I ricercatori dell’Università di Trieste, in collaborazione con l’Università di Genova e l’Istituto Nazionale di Oceanografica e di Geofisica Sperimentale, hanno ricostruito con un livello di precisione mai raggiunto prima – utilizzando per la prima volta dati strumentali – parametri fondamentali come magnitudo e meccanismo di faglia del terremoto che colpì la Liguria il 23 febbraio 1887, causando oltre 600 vittime e uno tsunami lungo la costa. In particolare, i ricercatori hanno analizzato i magnetogrammi storici, rappresentazioni grafiche del campo magnetico terrestre che catturano le variazioni di intensità magnetica in un’area e in un tempo specifici. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Nature Scientific Reports e aprono nuove prospettive per la rivalutazione dei grandi terremoti storici e per la stima della pericolosità sismica in Europa. Stefano Parolai, professore ordinario e direttore del dipartimento di Matematica, Informatica e Geoscienze dell’Università di Trieste, spiega: “Questo lavoro dimostra che i magnetogrammi storici, pur non essendo progettati per registrare terremoti, possono fornire informazioni preziose sul movimento del suolo per la rivalutazione di grandi eventi pre-strumentali, colmando il vuoto di informazioni prima dell’era dei sismografi moderni. Grazie alla digitalizzazione e all’applicazione di moderne tecniche di analisi, siamo riusciti a estrarre dati utili da registrazioni di oltre 130 anni fa, migliorando la nostra comprensione della pericolosità sismica in Liguria e nell’Europa occidentale”. Lo studio ha permesso di stimare una magnitudo pari a 7.2, individuando come meccanismo sorgente, coerente con la geologia regionale e con i modelli di tsunami, una faglia inversa inclinata verso Nord, ossia una faglia in cui il blocco di roccia situato sopra il piano di frattura (detto “tetto”) si muove verso l’alto rispetto al blocco sottostante (“letto”), portando ad accorciamento e ispessimento della crosta terrestre. In particolare, i ricercatori hanno adottato un approccio multidisciplinare. Tramite la digitalizzazione dei magnetogrammi, sono state scansionate le registrazioni provenienti dagli osservatori di Greenwich, Kew, Falmouth (Regno Unito) e Paris Saint-Maur (Francia). Utilizzando modelli di propagazione delle onde sismiche, i ricercatori hanno simulato diversi scenari di faglia. Riprodotta la risposta reale degli strumenti ottocenteschi alle vibrazioni del suolo e confrontati i segnali simulati a quelli storici, hanno infine validato gli scenari di faglia e stimato la magnitudo, scegliendo il terremoto dell’Emilia del 2012 (Mw 6.10) come riferimento per vicinanza geografica e caratteristiche simili. (9colonne)


(© 9Colonne - citare la fonte)
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