Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

Roma: l'apocalisse
di Imre Ámos,
lo “Chagall ungherese”

Mostre
Le grandi mostre in programma in Italia e quelle che hanno l'Italia, attraverso i suoi grandi artisti, come protagonista nel mondo. Lo "Speciale mostre" è un viaggio tra capolavori, opere d'avanguardia e sperimentali, pittura e scultura, memoria e identità, storia e filosofia, un tributo all'arte e ai suoi protagonisti e un modo per scoprire quanto di buono fanno le istituzioni nazionali e locali per il nostro patrimonio culturale e di creatività.

Roma: l'apocalisse <br> di Imre Ámos, <BR> lo “Chagall ungherese”

ROMA: IMRE ÁMOS, LO “CHAGALL UNGHERESE”

 

Prosegue a Roma la serie di manifestazioni previste in occasione della presidenza di turno dell’Ungheria alla International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra). Fino al 13 marzo, all’Accademia d’Ungheria di Roma, si tiene la mostra “Imre Ámos, pittore dell’apocalisse” dedicata al pittore ungherese nato nel 1907 a Nagykálló e morto nel 1944 nel campo di concentramento di Ohrdruf, in Turingia. In esposizione una quarantina di dipinti ed una cinquantina di disegni e grafiche, dalle prime incisioni su linoleum fino agli ultimi lavori realizzati a china su carta straccia e cortecce di betulla, nonché su un quaderno durante il servizio di lavoro forzato. Tema ricorrente dei suoi dipinti del primo periodo artistico era il mondo hasidico di Nagykálló, i rabbini visionari e le figure dell’Antico Testamento. Una concezione artistica affine a quella di Chagall, Csontváry e Gulácsy. Chagall ed Ámos ebbero modo peraltro modo di conoscersi in occasione dell’Esposizione universale di Parigi del 1937. Ámos, il cui nome originale era Imre Ungár, scelse consapevolmente il nome di un profeta minore della Bibbia, sentendo la missione profetica. Il suo secondo periodo artistico ebbe inizio nell’anno in cui scoppiò la Seconda Guerra mondiale: l’artista reagì a tale svolta storica prendendo coscienza della propria responsabilità morale. Definì le forme, con contorni potenti e, rispetto ai toni argentei e pastellati dei suoi primi dipinti, incominciò ad usare colori forti, rossi incandescenti e blu intensi. Uno dei motivi ricorrenti del suo sistema visionario era l’angelo, custode del suo passato e della sua infanzia e l’albero spezzato che nella tradizione ebraica e cristiana è simbolo della vita e della sapienza. Continuò a lavorare fino al momento della sua deportazione avvenuta nel 1944.

 

 

LATINA, TRAGICA “MACCHINA MONDIALE”

 

Fino al 21 febbraio, a Palazzo Caetani di Cisterna di Latina, la mostra “La Macchina Mondiale” che presenta due maxinstallazioni del 35enne artista pugliese Gabriele Morleo - 'Il posto delle fragole' e 'Finale di partita' – che ripercorrono il dramma dei luoghi teatro di stragi - Caiazzo, Ustica, Cermis, il canale di Sicilia, Oslo - nella memoria dei più trasformate in lutto collettivo di morti senza nome né storia. Fondatore insieme ad altri artisti di “Carico Massimo/ Contenitore di arte Contemporanea”, Morleo dal 2012 è anima della galleria laboratorio di Livorno, che nel giro di pochi anni ha ospitato artisti del calibro di Gianfranco Baruchello, Jimmie Dhuram e Colin Darke. Quest’ultimo è divenuto protagonista di “Gli dei Partono, documentazione di un Lavoro”, critofilm - vera e propria critica d’arte in forma cinematografica - diretto da Morleo e Cavallini. Nel 2005 fonda la casa di produzione cinematografica indipendente “Koyaanisqatsy” con la quale produce e dirige, in collaborazione con la Regione Puglia e il ministero della Giustizia, la docufiction “Gramsci, film in forma di rosa” girato all'interno della casa circondariale di Turi e interpretato dai detenuti. 

 

 

ROMA: OMAGGIO A RENZO ARBORE

 

Nel 2015 ricorre il trentennale di “Quelli della notte”, una delle “invenzioni” di Renzo Arbore che hanno più inciso nella storia dell’intrattenimento italiano. Fino al 3 aprile, alla Pelanda al Macro di Testaccio, la mostra dedicata a Renzo Arbore, “Videos, radios, cianfrusaglies. Lasciate ogni tristezza voi ch’entrate”, ripercorre i 50 anni della sua carriera, le sue trasmissioni tv e radiofoniche che hanno così fortemente caratterizzato la storia della televisione e del costume, le sue amicizie e scoperte, i suoi percorsi musicali e concerti dell’Orchestra Italiana. Dalle copertine dei dischi alle sue collezioni più improbabili, dalle radio d’epoca alle cravatte più strane, dagli oggetti in plastica collezionati in modo quasi maniacale alle memorabilia dei suoi viaggi, dagli strumenti musicali agli elementi scenografici che hanno caratterizzato le sue trasmissioni televisive.  Accanto a loro sono protagonisti i documenti audio e video delle performances di Arbore, da Quelli della notte ai concerti dell’Orchestra italiana, da Bandiera Gialla e Alto Gradimento ai suoi film e perfino ai suoi sketch pubblicitari, in un percorso articolato in “stazioni” che corrispondono alle passioni di Renzo: la Musica, l’America, il Collezionismo e la Plastica, il Cinema, i Viaggi, la Televisione, le Città e gli Amici, la Moda e il Design, la Radio e infine la Lega del Filo d’Oro. 

(red)

 

 

AMSTERDAM:  MERAVIGLIE ARCHEOSUB DALLA SICILIA   

 

Si tiene fino al 17 aprile, ad Amsterdam, all’Allard Pierson Museum dell’università, la mostra “La Sicilia ed il mare” che offre, per la prima volta fuori dai confini della Trinacria, una visione di insieme del patrimonio culturale subacqueo siciliano. La mostra sarà poi allestita all’Ashmolean Museum di Oxford, all’Arsenale della Marina Regia di Palermo, alla Ny Carlsberg di Copenaghen ed al Landes Museum di Bonn. L'esposizione di Amsterdam nasce da una collaborazione ormai triennale con la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana grazie alla quale l’Allard Pierson ha restituito alla Regione Sicilia, dalle sue collezioni, 37 reperti archeologici del II secolo dopo Cristo, provenienti dalle acque di Lipari ed acquistati nel 1982 da un privato. In mostra spiccano, esposti per la prima volta a livello internazionale, un rilievo scultoreo raffigurante Eracle ed Anteo, proveniente dalle acque del porto di Catania, una lastra bizantina con il simbolo cristiano, proveniente dal relitto di Marzamemi e i rostri della battaglia delle Egadi vinta dai Romani il 10 marzo del 241 avanti Cristo. Presentati anche due allestimenti fotografici: "Arrivo a Lampedusa” della franco-italiana Sara Prestianni, e “Salviamo il patrimonio subacqueo”, una collaborazione Unesco-Agenzia del patrimonio culturale olandese.

(red) 

 

 

UDINE, I “SOLI DI NOTTE” DI MIRO’

 

Fino al 3 aprile Villa Manin di Passariano, a Passariano di Codroipo (Udine)  espone nel Corpo Gentilizio dell'antica residenza dell'ultimo Doge di Venezia un imponente mostra di opere di Joan Miró. La mostra, intitolata "Soli di notte", riunisce un notevole numero di opere, molte delle quali mai esposte in Italia, legate ad uno specifico momento della vita creativa del grande maestro catalano, una fase artistica estremamente fertile e poco conosciuta, compresa tra i primi anni Cinquanta e protrattasi fino la sua scomparsa. Nonostante l’età avanzata è in questi anni nel pieno della sua forza, immaginazione e vitalità, che realizza gran parte della sua produzione artistica. Un lungo intervallo caratterizzato da profondi mutamenti espressivi, con cui la sua opera diventa più libera, forte ed aggressiva. I “suoi colori” e le “sue figure”, lasciano progressivamente spazio al nero e a segni che ricordano primitive scritture. Un mutamento collegato al suo trasferimento definitivo nel 1956 a Palma di Maiorca, nelle Baleari dove Mirò, a 63 anni, per la prima volta nella sua vita, ha a disposizione un grande atelier. Attraverso dipinti, disegni, opere grafiche e sculture questa mostra fa emergere un nuovo aspetto del lavoro di Miró, di grande potenza e suggestione. Il percorso è arricchito da un’importante selezione di fotografie che ritraggono Miró realizzate da grandi autori come Cartier Bresson, Mulas, Brassai, List, Halsman, Català Roca e Gomis.

 

(© 9Colonne - citare la fonte)