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direttore Paolo Pagliaro

Il futuro è a rischio
un’utopia ci salverà

Il futuro è a rischio <br> un’utopia ci salverà

di Paolo Pagliaro

(16 febbraio 2018) L’economista Michele Boldrin, animatore del sito Noise from Amerika, è convinto che l’Italia rimanga legata alle aree avanzate del mondo solo grazie ad alcuni vincoli politico-commerciali (Unione Europea, WTO, BCE) e alla presenza di alcune zone ancora dinamiche, praticamente tutte in un raggio di 100 chilometri dal fiume Po. Per il resto il declino pare inarrestabile.
Un altro economista, Enrico Giovannini, ritiene probabile che, al di là dei dati statistici e della cronaca quotidiana, sia lo stesso istinto che spinge un animale a fiutare il pericolo a dirci che il nostro futuro è seriamente a rischio.
Giovannini però è meno rassegnato. In un libro pubblicato da Laterza – “L’utopia sostenibile” – spiega come per evitare il collasso sia necessario e soprattutto  possibile convertire l’attuale modello di produzione, consumo e organizzazione sociale. Giovannini è il portavoce dell’Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile, che riunisce più di 180 sigle del tessuto economico e sociale italiano e rappresenta un caso unico a livello internazionale per  numero di aderenti e ampiezza dei temi trattati. Nel libro ci sono molte proposte per trasformare il sistema energetico, il sistema produttivo, il sistema educativo e il sistema fiscale. Ma la prima urgenza segnalata è quella di proteggere le persone, portando subito a regime il reddito di inclusione, la misura universale di lotta alla povertà di cui il nostro paese si è solo recentemente dotato. 
E’ un tema, quello del divario sociale, di cui si occupa anche il Forum Disuguaglianze Diversità, presentato oggi a Roma. Nato per iniziativa della Fondazione Basso e sostenuto  da otto organizzazioni di diversa matrice politica e culturale- come Caritas,  Legambiente, Cittadinanza attiva -  il Forum chiede provvedimenti radicali per contrastare disuguaglianze e degrado ambientale. Che quando si cumulano, come succede nelle periferie, danno vita a vere e proprie trappole del sottosviluppo, bombe sociali che i sismografi elettorali non registrano perché tra le preoccupazioni degli esclusi non c’è certo quella di andare a votare.

 

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