Sono 120 le opere finaliste provenienti da tutto il mondo che si possono ammirare nella suggestiva cornice delle Nappe dell’Arsenale Nord di Venezia per “Arte Laguna Prize”. Fino al 25 aprile 3mila mq di spazio espositivo dedicati all’arte contemporanea nelle sue tante declinazioni e che ospitano, nella serata del 30 marzo, la cerimonia di premiazione dei 6 vincitori della 13ma edizione del premio insieme ai vincitori dei premi collaterali. La mostra nasce dalla curatela di Igor Zanti con la collaborazione dei 12 giurati internazionali che hanno valutato e selezionato le oltre 8mila opere iscritte al concorso durante la open call aperta da settembre a dicembre scorsi. Insieme alle 120 opere finaliste sono esposte dieci eccezionali sculture di calore: ‘Le Guardie del Doge’, un’installazione dalla forte e sorprendente presenza scenica che reinterpreta T Tower, l’iconico radiatore free-standing nato dalla collaborazione tra Antrax IT e i designer Matteo Thun e Antonio Rodriguez.
SPECIALE MOSTRE / L’AQUILA: OMAGGIO A TONINO GUERRA
Una mostra dedicata a Tonino Guerra, poeta e artista dalla creatività multiforme, ricuce la poliedrica figura di un’artista totale che sfugge alle definizioni perché è stato capace, come gli umanisti rinascimentali, di calarsi in tanti ruoli mantenendo sempre la stessa forza visionaria e creativa. Con questa iniziativa, dal titolo “Amarcord Tonino Guerra”, alla Fondazione Giorgio de Marchis, fino al 15 aprile, l’Associazione Amici dei Musei d’Abruzzo riporta l’arte contemporanea nel cuore dell’Aquila a dieci anni dal sisma e dopo le varie edizioni di Re_Place organizzate, subito dopo il tragico terremoto che ha distrutto la città. per illuminare di nuovo i luoghi del centro storico con l’arte di protagonisti e figure emergenti nel panorama del contemporaneo e dopo l’ultima iniziativa dedicata a Fabio Mauri insieme all’Accademia di Belle Arti. La mostra dedicata a Tonino Guerra, sostenuta dalla Fondazione Carispaq e realizzata in collaborazione con la Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre che apre così i suoi splendidi spazi anche alle esposizioni temporanee, racconta la visione di un artista che si scopre pittore da ragazzino, verso i dodici anni, poi arrivano l’esperienza della guerra, la prigionia, il ritorno in Italia, le raccolte di poesie e infine il cinema, a Roma, dove ha lavorato come sceneggiatore insieme ai giganti del Novecento, tra cui Fellini, Rosi, Antonioni, Monicelli, Tarkovskji. E in questo vivere in un mondo popolato di immagini - narrative, fotografiche, poetiche - Guerra ha continuato a “scrivere” racconti anche attraverso il gesto pittorico. (red)
SPECIALE MOSTRE / MILANO: I “SOFFI EMOTIVI” DI FARAH KHELIL
Milano, 29 mar - Le opere della giovane e talentuosa Farah Khelil (Tunisia, 1980), fino all’11 maggio alle Officine dell’Immagine di Milano, nascono da un soffio emotivo, un attraversamento viscerale, prima ancora che mentale. “Ritrarre la realtà, così come ci viene proposta ad un primo superficiale sguardo – scrive Silvia Cirelli nel catalogo della mostra ‘Farah Khelil. Surfacing’ -, non sarebbe altro che tradire il proprio inconscio, mascherandolo deliberatamente. La verità oggettiva delle cose, infatti, secondo l’artista non è altro che la riproduzione di una finzione, incapace di sostenere e interpretare appieno il carico dell’animo umano. Essa è irrimediabilmente sorda davanti alla deliberata confusione dell’universo interiore e, per questo, deve essere screditata e sostituita dalla sintesi di un nuovo "accadimento". Solo attraverso l’immaginazione, la magia della memoria e la decostruzione della realtà, si ha il potere di colmare quel vuoto, consentendo di raggiungere una dimensione percettiva inedita e per questo, assolutamente umana”. (PO / red)
SPECIALE MOSTRE / MILANO: I “FIORI” DI STEFANO ARIENTI
Fino al 5 maggio, al Complesso museale “Chiostri di Sant’Eustorgio” di Milano, si tiene la personale di Stefano Arienti (Asola, 1961), uno degli artisti più affermati e conosciuti della sua generazione. La rassegna, dal titolo “Fiori”, nuovo capitolo del programma di esposizioni di autori contemporanei all’interno di uno dei complessi più ricchi di storia della città, presenta una serie di opere in grado di dialogare con il luogo che le ospita, ovvero con le vestigia e le presenze del passato, dagli arredi antichi alle pietre dell’epoca di Sant’Ambrogio, alle opere d’arte antica. Per l’occasione, Arienti ha creato un lavoro inedito che si confronta con la grande tavola del Compianto sul Cristo morto di Altobello da Melone (Cremona 1490/91-ante 1543), recentemente restaurata, proveniente dal palazzo dell’Arcivescovado di Milano, ed eccezionalmente esposta al Museo Diocesano fino al 5 maggio. Il percorso espositivo prende avvio dal Cimitero paleocristiano dove una serie di fiori dipinti a tempera su carta conducono il visitatore a riflettere sul tema della necropoli di martiri cristiani e sulla pratica del culto dei morti, e prosegue nella basilica di sant’Eustorgio; qui si notano rimandi alla decorazione popolare, come i tappeti tinti di nero o di rosso nella Sala Capitolare e nella Sagrestia Monumentale, e riletture di opere d’arte come i Girasoli e gli Iris di Van Gogh, i cui fondi, ricoperti da fogli in oro e argento, richiamano alla continuità tra pittura di natura morta e icone; così altri capolavori di Van Gogh e Renoir subiscono l’intervengo di Arienti che dona all’impianto una insolita profondità attraverso l’uso di plastilina che aumenta la matericità del colore. La reinterpretazione del Corteo dei Magi di Michelino da Besozzo, nelle cappelle Solariane, dove a una tenda è stata sovrapposta la rilettura su telo verde, introduce idealmente alla sala del Museo Diocesano dov’è ospitato il Compianto sul Cristo morto di Altobello da Melone. Arienti commenta anche quest’opera affiancandole un telo antipolvere su cui, con inchiostro argento e oro, ha ricalcato alcune delle sue linee salienti. Ne emerge una sorta di sinopia contemporanea, non un prima ma un dopo dell’opera, che include anche un accenno alla possibilità che gli agenti futuri lo disgreghino. (red)
ABU DHABI: I GRANDI OLANDESI PER IL “LOUVRE” ARABO
Abu Dhabi, 29 mar - La prima esposizione internazionale del 2019 del Louvre Abu Dhabi, “Rembrandt, Vermeer e l’età d’oro olandese dalla Collezione Leiden e dal Musée del Louvre” che, aperta fino al 18 maggio, esplora il viaggio artistico di Rembrandt a Leida e Amsterdam e le sue relazioni con rivali e colleghi, tra cui Johannes Vermeer, Jan Lievens, Ferdinand Bol, Carel Fabritius, Gerrit Dou, Frans van Mieris e Frans Hals. Accanto alla mostra, Louvre Abu Dhabi annuncia un ricco programma culturale con proiezioni cinematografiche a cura di Hind Mezaina, performance pop-up in costume nelle gallerie del museo, oltre a conferenze e workshop. La mostra ospita 22 dipinti e disegni provenienti da tutta la carriera di Rembrandt e dal suo laboratorio - dalla sua famosa serie di dipinti allegorici dei sensi, che dimostrano l'ingegnosità giovanile dell'artista e la sperimentazione di espressioni, composizione e colore durante le sue giornate di Leida, a lavori successivi realizzati ad Amsterdam, tra cui ritratti, il famoso autoritratto, Autoritratto con occhi ombreggiati e Minerva nel Suo Studio (entrambi dalla Leiden Collection), il suo monumentale dipinto storico della dea Minerva. Queste opere sono esposte accanto a dipinti di altri maestri del circolo artistico di Rembrandt, a dimostrazione dell'influenza che ciascuno di questi artisti ha avuto l'uno sull'opera dell'altro. In questa straordinaria occasione, Giovane donna seduta a un virginale di Johannes Vermeer (Leiden Collection) e La Merlettaia (Musée du Louvre), due dipinti della stessa tela, saranno esposti uno accanto all'altro per la prima volta in 300 anni al Louvre Abu Dhabi. 95 opere, tra cui dipinti, disegni e manufatti, tratte principalmente dalla Leiden Collection, una delle più vaste e significative collezioni private di opere d'arte dell'età dell'oro olandese, messe in risalto con le collezioni eccezionali del Musée du Louvre. I prestiti del Rijksmuseum e della Bibliothèque Nationale de France completano l’esposizione. (red)
ROMA: I SUDARI DI GIANLUIGI COLIN
Roma, 29 mar - Gianluigi Colin, fino al 10 maggio, è il nuovo ospite di Visionarea Art Space, progetto ospitato dall’Auditorium Conciliazione di Roma, con il sostegno della Fondazione Cultura e Arte, ente strumentale della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale. La mostra comprende un corpus di tre monumentali lavori realizzati appositamente per questo progetto espositivo. I “Sudari” di Colin sono una sequenza di opere astratte, cariche di sedimentazioni cromatiche, di striature ripetute, di campiture dilatate nello spazio. La particolarità di questa nuova serie risiede nell’origine di questi lavori e mette in luce la storia personale e la radice concettuale della recente ricerca dell’artista: Gianluigi Colin, infatti, si appropria di grandi tessuti utilizzati per pulire le rotative di quotidiani e di stabilimenti di arti tipografiche. Si tratta di “roto-pitture” su tessuti in poliestere, usati per “rimuovere” simbolicamente le parole e le immagini nella produzione editoriale. Le opere in mostra nascono nel complesso magma della realtà tipografica, portatrice della memoria di giorni, mesi, anni di informazioni, intrise di inchiostri ed energie collettive. Autentici “stracci di parole”: il grado zero di ogni forma di scrittura. Gianluigi Colin (Pordenone, 1956) pone al centro della propria ricerca la mitologia dei quotidiani, dei libri, della cultura, riflettendo sul sistema dei media, operando nel dialogo tra immagini e parole e affrontando il tema dello sguardo e della memoria. L’artista, dal suo punto di vista privilegiato, osserva il mondo attraverso il suo farsi storia a partire dal flusso infinito delle immagini della cronaca quotidiana, che arrivano a depositarsi nella memoria individuale solo dopo il filtro dei media. (red)
(© 9Colonne - citare la fonte)





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