“È ormai evidente a tutti che la nostra economia, almeno per l'anno in corso, ha imboccato la strada della stagnazione. Ed è altrettanto evidente che il giudizio negativo dell'Ocse su alcune misure di politica economica del governo e sulle prospettive di crescita del nostro Paese non aiuta certo a dissipare quel clima di incertezza che ancora domina il sentiment di famiglie e imprese e sul quale pesa come un macigno l'ipotesi degli incrementi Iva da 23 miliardi”. Così il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, in una intervista al Giornale. Cosa succederà se gli aumenti scatteranno come previsto dal prossimo anno? “Se non si disinnesca definitivamente la mina delle clausole di salvaguardia per il 2020 e 2021, gli aumenti Iva si tradurrebbero in oltre 50 miliardi di euro di maggiore prelievo fiscale finendo per colpire duramente i consumi e le componenti più fragili della società. Un'eventualità che aprirebbe la strada ad una nuova e più drammatica crisi economica. Vorrei comunque ricordare che in più occasioni diversi esponenti del governo hanno dato rassicurazioni che l'Iva non sarebbe aumentata”. E aggiunge: “Il nostro Paese soffre, da tempo, di due grandi malattie croniche: la debole domanda interna e scarsi investimenti infrastrutturali. È evidente che qualsiasi ipotesi di un ritocco all'insù di una o più aliquote - che lo si chiami piano B o aumenti selettivi non farebbe altro che dare un ulteriore colpo di freno alle già deboli prospettive di crescita del nostro Paese”. Chiede quindi un “decreto crescita che rimetta in moto investimenti pubblici e investimenti privati, e che prosegua il percorso di riduzione del cuneo fiscale e contributivo sul costo del lavoro” ed un Def “che delinei un percorso rigoroso e credibile per il disinnesco degli aumenti Iva fondato su tre azioni: più crescita, contrasto e recupero di evasione ed elusione, dismissione del patrimonio pubblico”. (red)
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