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Quando parla Greta
c’è poco da ridere

Quando parla Greta <br> c’è poco da ridere

di Paolo Pagliaro

(22 novembre 2019) Il dileggio a cui in Italia è sottoposta Greta Thunberg non ha uguali nel mondo civile e ci parla più di noi che di lei. Ad ogni buon conto ecco alcuni fatti accaduti negli ultimi giorni. La Banca europea degli investimenti ha deciso di non sostenere più, dalla fine del 2021, alcun progetto riguardante la produzione di energia da combustibili fossili, compreso il gas. La Banca è l’istituzione finanziaria dell’Unione europea e ha stanziato – negli ultimi cinque anni – più di 65 miliardi di euro a favore delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica.  Il banchiere che presiede l’istituto, Werner Hoyer, ha spiegato la decisione di tagliare i fondi a chi inquina dicendo che “Il clima è la priorità politica del momento”. Della stessa opinione sono i redattori dell’autorevole Oxford Dictionary, che hanno eletto il termine “emergenza climatica” a parola dell’anno. In corsa per il primo posto c’era anche la parola “estinzione”. Per vincere le elezioni britanniche in programma il 12 dicembre i laburisti hanno proposto un Piano di Sviluppo dell’Economia Green e di lotta al cambiamento climatico per un valore di 250 miliardi di sterline. Boris Johnson ha replicato annunciando la rivoluzione dei taxi elettrici, mentre i sondaggi dicono che il 54% degli elettori sceglierà chi votare anche in base alle proposte sull’ambiente. In Italia ci sono i lazzi su Gretina e la fatwa politica e mediatica contro i Verdi di Angelo Bonelli, che in tutti questi anni, da soli, hanno impedito che la fiammella dell’ambientalismo si spegnesse del tutto.

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