Da un lato, il Sappe, sindacato autonomo di polizia penitenziaria, che l’ha definita come un’evasione annunciata, dall’altro le istituzioni che annunciano la chiusura della vicenda ormai imminente, come ha detto il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari: “Siamo vicini, speriamo di esserlo, alla cattura anche degli altri soggetti che sono fuggiti; le indagini sono in corso. Contiamo presto di avere delle notizie positive”. Ma quel che è certo nella vicenda della rocambolesca evasione del carcere minorile “Beccaria” di Milano avvenuta a Natale sta tutto nei numeri sette, tre e quattro. Sette i giovani fuggiti, tre quelli tornati dietro le sbarre (uno trovato grazie a una segnalazione, uno convinto dalla sorella a presentarsi davanti al carcere, il terzo che è rientrato quest’oggi, lunedì 26 dicembre, costituitosi su consiglio dei genitori), quattro ancora in fuga. La ricostruzione di quanto accaduto porta all’immaginario vere e proprie scene da film: approfittando di lavori nell’istituto, i sette hanno scavalcato la recinzione (non si escluderebbe anche l’utilizzo di un lenzuolo, ndr) dandosi quindi alla macchia. Alla scoperta dei sette evasi, è scoppiato un vero e proprio tumulto nel carcere minorile, con tanto di materassi dati alle fiamme e, sembrerebbe, con quattro agenti intossicati dal fumo dei roghi e che hanno dovuto ricorrere alle cure mediche. La tensione, in questo momento, è massima, con alcune aree di Milano presidiate dalle forze dell’ordine alla ricerca degli evasi, mentre tutti gli agenti reperibili sono rientrati in servizio. (feb - 26 dic)
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