Si è spento ieri pomeriggio, a causa di un infarto, il consigliere del Cgie Andrea Amaro. Nato a Bologna il 18 maggio 1943, Amaro ha aderito alla Cgil nel 1962. Ha ricoperto incarichi sindacali a Bologna nella Fiom-Cgil e nella Camera del Lavoro, della quale è stato eletto segretario generale nel 1976. E' stato chiamato a Roma nel 1981, dopo essere stato eletto segretario generale nazionale della Filziat-Cgil (Federazione nazionale dei lavoratori dell'industria alimentare e del tabacco), successivamente è stato eletto segretario generale nazionale della Fnle-Cgil (Federazione dei lavoratori dell'energia, elettrici, gasisti e acquedottisti). E' stato anche presidente di Progetto sviluppo, l'istituto nazionale di cooperazione internazionale allo sviluppo della Cgil. Faceva parte del Consiglio generale degli italiani all'estero dal 2002 come componente di nomina governativa in rappresentanza della Cgil ed ricopriva la carica di vicesegretario generale eletto dalla componente di nomina governativa. “E così se n’è andato anche Andrea. Con la solita discrezione che lo ha contraddistinto per tutta la vita. All’improvviso, come quando compariva in ufficio con passo felpato, con lo zainetto sulle spalle e la sigaretta in mano, mentre ti sorrideva piano, quasi come a compiacersi di vederti sorpreso perché non te lo aspettavi e non lo avevi sentito arrivare”. Inizia così la lettera che Eugenio Marino, responsabile del Pd per gli italiani nel mondo, ha scritto per ricordare Andrea Amaro, vice presidente del Cgie scomparso improvvisamente ieri sera. “‘Ciao Mavino’. Così mi diceva, con quella sua erre pronunciata quasi come una v e che mi piaceva moltissimo. E forse proprio per questo non mi chiamava per nome, perché capiva che mi piaceva e me lo rendeva ancora più simpatico – scrive il dirigente Pd –. E lui lo sapeva bene quanto mi era simpatico e quanta stima e affetto avessi nei suoi confronti. Sapeva quanto rispettassi le sue opinioni, anche quando erano diverse dalle mie”. “Negli ultimi anni, infatti – racconta Marino – avevamo fatto scelte politicamente diverse, io col Pd e lui con Sel, ma continuavamo a lavorare insieme e per costruire il dialogo tra i nostri partiti e con tutto il mondo dell’emigrazione, perché entrambi eravamo convinti che le battaglie si possono fare e, magari, anche vincere se c’è una larga convergenza, se c’è dialogo e unità. E quanto era bravo Andrea a dialogare anche con gli avversari e a trovare i compromessi migliori, pur partendo da posizioni più estreme delle mie”. “Non è un caso se oggi – aggiunge – anche gli avversari politici con le idee più lontane dalle sue, quelli che, come lui, si sono formati politicamente e hanno militato nei partiti in tempi in cui scorreva il sangue, parlano di Andrea come di un amico e con parole vere e di grande rispetto. Perché Andrea il rispetto se lo guadagnava con le argomentazioni solide, con i modi gentili, con la lealtà e il coraggio della battaglia, con quella sua ironia tagliente, ma sempre intelligente e rispettosa, persino verso chi si rivolgeva agli altri con fare arrogante e con disprezzo. Andrea per me era come l’eroe buono e simpatico di un fumetto intelligente a sfondo filosofico. Un fumetto che, purtroppo, non sarà più pubblicato e non mi racconterà più nuove storie”. “Al mondo dell’emigrazione e ai più deboli Andrea ha dato molto. E se n’è andato all’improvviso – conclude il responsabile Pd per gli italiani nel mondo – portando con se ancora molte speranze e molti progetti per le nostre comunità. Se n’è andato il 25 luglio, proprio come quella splendida nave che portava il suo nome, l’Andrea Doria e che, anche lei, s’è inabissata il 25 luglio del ’56 nell’Atlantico insieme al suo carico di speranza, soprattutto dei molti emigranti che pure trasportava. Il suo ricordo, quel fumetto ironico e intelligente, lo terrò nel ripiano dei miei libri più cari”. (26 lug - red)
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