di Paolo Pagliaro
Se davvero alle europee dovessimo scendere sotto il 50% di votanti, quelle dell’8 e 9 giugno sarebbero le prime elezioni della storia repubblicana in cui la maggioranza assoluta degli italiani decide di astenersi. Ma sabato e domenica, negli stessi seggi si voterà anche per scegliere sindaci e consiglieri di 3.700 comuni, vale a dire un po’ meno della metà di tutti i comuni italian: e chissà che in questo caso la riconoscibilità di programmi, interessi e candidati non possa arginare la sempre maggiore disaffezione nei confronti della politica.
Si vota in 23 capoluoghi di provincia e 6 di regione, cioè Firenze, Bari, Cagliari, Perugia, Potenza e Campobasso. Una delle novità di questa tornata di amministrative, che coinvolge 17 milioni di potenziali elettori, è la crescita dell’alleanza tra Pd e M5s: i partiti di Elly Schlein e Giuseppe Conte si presentano insieme in oltre due terzi dei capoluoghi. Da Ascoli a Biella, da Cagliari a Pesaro, da Perugia a Prato, da Sassari a Pescara. Non male per due partiti dipinti spesso come incompatibili.
E’ vero che l’operazione non è riuscita in città importanti come Bari, Bergamo, Cremona, Firenze, Livorno, Potenza, Rovigo e Vercelli: ma in questi casi la ricucitura è attesa in occasione dei ballottaggi. La destra, come da tradizione, si presenta invece unita ovunque. Per questo d’altra parte ha la maggioranza in Parlamento pur non avendola tra gli elettori.





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