Franco Bernabè – scrive La Stampa, che lo intervista - era consigliere di amministrazione di PetroChina quando venne firmato l'accordo con Mosca perla costruzione del gasdotto Power of Siberia 1, l'infrastruttura che collega i grandi giacimenti di metano siberiani con le principali metropoli del Dragone. “I tecnici, all'inizio, quell'intesa non la volevano: il prezzo del gas era troppo alto, l'infrastruttura considerata eccessivamente costosa, ma il governo cinese era assolutamente determinato a realizzarla”. Oggi, mentre il vertice Sco ufficializza il raddoppio dell'opera, lo scenario è capovolto. “Putin – afferma Bernabè - ha un eccesso di capacità produttiva, con ogni probabilità ha fatto ai cinesi condizioni di prezzo estremamente favorevoli che hanno consentito di chiudere l'accordo”. Secondo il manager, che ha guidato Eni e Telecom, il summit in cui si sfoderano muscoli e miliardi non basta a cancellare le “difficoltà” tra Xi e lo Zar. Ma i due, “personaggi di grandissima intelligenza politica e abilità manovriera”, hanno compreso che i vantaggi di restare uniti superano quelli di un riavvicinamento a un Occidente dove “ognuno sta giocando un ruolo completamente nuovo”. Secondo Bernabè “il colpo mortale e irreversibile” al vecchio ordine mondiale “è stata la presidenza Trump: mentre l'Europa si è accorta che l'ombrello americano non è più affidabile, in Oriente si ridisegnano le alleanze”. “Se uno pensa che, dopo Donald, le cose torneranno come prima, sbaglia”. “Quando hai messo in moto un meccanismo di questo genere non torni indietro facilmente. Più Trump fa scelte aggressive e autolesionistiche, come l'attacco commerciale all'India a cui ha imposto dazi del 50%, più questo processo accelera”. “Alla fine della sua presidenza ci troveremo un mondo completamente diverso e non solo perché la Cina si sarà rafforzata ma perché tutti i grandi Paesi avranno ridefinito il loro posizionamento internazionale”. (3 set - deg)
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