La 59ª edizione di Marmomac si chiude domani, con quattro giornate che hanno trasformato Verona (e Veronafiere) nella capitale mondiale della pietra naturale. Un evento che ha intrecciato business, tecnologia, architettura, design e cultura, attirando professionisti e aziende da tutto il mondo e confermando ancora una volta il ruolo centrale dell’Italia nel panorama internazionale del comparto tecno-lapideo. In attesa del conteggio delle presenze totali, i numeri già testimoniano il successo della manifestazione: oltre 1.400 aziende espositrici provenienti da 54 Paesi, con due terzi delle imprese arrivate dall’estero, e più di 50.000 operatori professionali da 140 nazioni. Architetti, designer, buyer e progettisti hanno trasformato la fiera in una piattaforma globale di business e confronto. «Marmomac è una sorta di campionato mondiale della pietra naturale – dichiara Adolfo Rebughini, direttore generale di Veronafiere, in un’intervista rilasciata al quotidiano L’Arena –. Per molte imprese questo è l’appuntamento da cui dipendono le strategie di internazionalizzazione dell’intero anno». Il filo conduttore dell’edizione 2025 è stato racchiuso in tre “venature”: materia, tecnologia e cultura. La prima raccontata attraverso blocchi grezzi, lastre e installazioni monumentali; la seconda con metà degli spazi fieristici dedicati a macchinari, innovazioni e progetti come “Epiphanies” di Raffaello Galiotto; la terza con il “The Plus Theatre”, trasformato in una “città della pietra” contemporanea ispirata al Plan Voisin di Le Corbusier, tra talk, lectio, workshop e mostre tematiche. Grande attenzione anche alla Marmomac Academy, che dal 1998 è punto di riferimento per la formazione professionale, arricchita quest’anno da interventi come la lectio di Davide Fabio Colaci sul marmo e i valori di superficie. Non sono mancati elementi artistici e sperimentali, dalla proiezione quotidiana di “Il Capo” di Yuri Ancarani, interamente girato in una cava di marmo, a 15 anni dalla sua presentazione alla Biennale del Cinema di Venezia, fino alla playlist che riproduce i suoni del marmo tra cava e laboratorio. Accanto alla dimensione culturale, Marmomac si conferma soprattutto motore di business. «Marmomac mette a sistema un valore di 10 miliardi di euro – spiega Rebughini –. Non è solo una vetrina ma un acceleratore di opportunità: qui si stringono contratti, si aprono nuovi mercati e si costruiscono relazioni strategiche». Le agende degli incontri B2B, sold out in pochi giorni, con delegazioni profilate da oltre 40 Paesi, lo dimostrano concretamente. L’edizione 2025 guarda con decisione ai mercati strategici: Stati Uniti e Penisola Arabica in primis, con giga-progetti come Neom e Vision 2030, ma anche Canada, America Latina e Africa orientale, nuove aree su cui Veronafiere sta investendo con missioni commerciali e programmi di incoming. «Due terzi delle imprese presenti arrivano dall’estero, a conferma che Verona è davvero il cuore globale del settore», ribadisce Rebughini. Una proiezione che non si limita all’Italia: dopo il debutto di Marmomac Brazil a San Paolo e la conferma di Cachoeiro Stone Fair in Brasile, il brand si è consolidato anche negli Stati Uniti e in Medio Oriente, testimoniando la crescita di un ecosistema ormai internazionale. Mentre la fiera si avvia alla conclusione, è evidente che questa sarà ricordata come un’edizione da record, tra le più partecipate e ricche di contenuti. Verona si conferma crocevia mondiale della pietra naturale, con un evento capace di coniugare innovazione, creatività e visione strategica, rafforzando il ruolo del made in Italy come riferimento globale. (25 set-red)
(© 9Colonne - citare la fonte)




amministrazione