Caracas - Nella grotta Imawarì Yeutà, nel cuore dell’Auyán-tepui venezuelano, un team internazionale ha condotto il primo studio completo in situ sulle rarissime stromatoliti di silice, formazioni di opale la cui origine in un ambiente totalmente buio resta un enigma scientifico. La ricerca, pubblicata su Biogeosciences, apre nuove prospettive per lo studio degli ambienti estremi sulla Terra e su Marte, dove strutture analoghe sono state osservate dal rover Spirit. Durante la spedizione del 2023, gli studiosi hanno installato un campo di ricerca all’interno della grotta e utilizzato strumenti avanzati mai impiegati prima in un contesto tanto remoto: una camera iperspettrale e un laser scanner 3D dell’Università di Padova per analizzare composizione e morfologia, dispositivi dell’Università di Bologna per rilevare attività microbiologica in vivo e il sequenziatore portatile MinION per ottenere DNA direttamente in grotta. Le analisi hanno evidenziato cellule microbiche attive e identificato i batteri potenzialmente responsabili della crescita delle stromatoliti, dimostrando la possibilità di effettuare studi microbiologici in tempo reale in ambienti estremi. Secondo i ricercatori, questo approccio consente di comprendere meglio l’interazione tra processi geologici e microbiologici e potrebbe un giorno essere applicato all’esplorazione planetaria. Il progetto è stato sostenuto dal Corso di Laurea in Genomics dell’Università di Bologna, da Miles Beyond Srl e dal programma “The Geosciences for Sustainable Development” del MUR, che ha permesso di sviluppare tecnologie innovative e rafforzare la leadership italiana nello studio degli analoghi marziani. (9colonne)
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