La presidente ad interim del Venezuela Delcy Rodriguez e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump mantengono un canale di comunicazione, pur non essendosi ancora parlati direttamente, ma se la prima invita a "lavorare insieme" per "un rapporto equilibrato" il secondo insiste con una linea dura: se a Caracas "non si adegueranno, lanceremo un secondo attacco", così il tycoon ha dichiarato ai giornalisti dal suo aereo presidenziale. "Se non fa ciò che è giusto - riferendosi a Rodriguez - pagherà un prezzo molto alto, probabilmente molto più alto di Maduro", ha detto invece in un'intervista al The Atlantic. Il presidente venezuelano Nicolás Maduro è ancora detenuto a New York e comparirà oggi in tribunale, mentre Trump ha affermato di avere il "controllo" sul Venezuela e che le elezioni "si terranno al momento giusto". Sulla decisione del presidente statunitense di non sostenere Maria Corína Machado come nuova leader del Paese il Washington Post sostiene che, dopo aver ascoltato due fonti vicine alla Casa Bianca, sia legata all'accettazione del Premio Nobel per la Pace: "Se lei avesse rifiutato e detto: 'Non posso accettarlo perché è di Donald Trump', oggi sarebbe la presidente del Venezuela", ha detto una delle fonti. "Riteniamo che gli interventi militari non siano idonei a risolvere le questioni ma è legittimo l'intervento USA in Venezuela vista la minaccia che loro intravedevano", ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervistato da Rtl 102.5.
"Il narcotraffico - ha proseguito il ministro - è anche uno strumento per attaccare altri Paesi. Da questo punto di vista per tutelare la propria sicurezza l'intervento è legittimo. Ora si lavori per una transizione democratica, per lo stato di diritto. Sono stati pochi quelli in questi anni che hanno denunciato la dittatura di Maduro. Noi l'abbiamo sempre fatto. Altri hanno sottovalutato il regime di Maduro, oggi il Venezuela è più libero". Per il cooperante Alberto Trentini, uno dei tanti detenuti italiani in Venezuela, il titolare della Farnesina ha parlato ieri con l'ambasciatore a Caracas: "Stiamo tentando il possibile e l'impossibile. Speriamo che con Rodriguez il dialogo sia più facile per riportare a casa una persona che non ha fatto del male", ha detto. A margine della conferenza stampa sul bilancio del Giubileo il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha dichiarato che "il governo ha lavorato fin dal primo giorno per la sua liberazione e continua a lavorare. Ogni parola in più può solo danneggiare la celere soluzione della vicenda".
Non si fermano le minacce del presidente americano verso altri Paesi: sempre dall'Air Force One ha detto che gli sembra "una buona idea" un'operazione in Colombia, mentre ha dichiarato che "bisogna fare qualcosa con il Messico" che "dovrebbe darsi una regolata" sulla questione del narcotraffico. "Cuba è pronta a cadere", ha poi affermato, "non penso sia necessario agire", riferendosi allo stop di risorse che con Maduro arrivavano normalmente al Paese guidato da Miguel Díaz-Canel. Sull'Iran invece ha sostenuto la possibilità di un "duro attacco" se la Repubblica Islamica dovesse uccidere dei manifestanti che stando protestando da giorni contro il carovita. I rapporti tra Venezuela e Iran, basati sul "rispetto reciproco", proseguono, come dichiarato in conferenza stampa dal ministro degli Esteri iraniano Esmail Baghai, che ha nuovamente condannato l'attacco statunitense a Caracas. "Tutto il popolo venezuelano, colombiano e latinoamericano deve scendere in piazza. La sovranità nazionale è sovranità popolare", così ha scritto su X il presidente colombiano Gustavo Petro in risposta alle minacce di Trump.
Rimane viva inoltre la questione della Groenlandia, che Trump continua a volere insistentemente: "Abbiamo bisogno della Groenlandia" per la "sicurezza nazionale", ha dichiarato, sostenendo che nel territorio, appartenente alla Danimarca, ci siano "navi russe e cinesi ovunque". Il primo ministro della Groenlandia, Jens Frederik Nielsen, ha risposto sui social alle minacce: "Basta pressioni. Basta insinuazioni. Basta fantasie di annessione. Siamo aperti al dialogo. Siamo aperti alla discussione. Ma questo deve avvenire attraverso i canali appropriati e nel rispetto del diritto internazionale". Diritto internazionale richiamato anche dal portavoce del cancelliere tedesco Friedrich Merz Sebastian Hille: "La Groenlandia è un'amministrazione autonoma che appartiene alla Danimarca. I confini non possono essere spostati con la violenza e i territori non possono essere annessi in modo forzato". Sul tema è intervenuta anche la Francia: "non si possono modificare i confini con la forza", ha detto il portavoce del Ministero degli Esteri francese Pascal Confavreux.
Supporto alla Groenlandia anche dall'Unione Europea, che "continuerà a sostenere i principi di sovranità nazionale, integrità territoriale e inviolabilità delle frontiere, nonché la Carta delle Nazioni Unite. Si tratta di principi universali, e non smetteremo di difenderli. A maggior ragione se l'integrità territoriale di uno Stato membro dell'Unione europea viene messa in discussione, ha detto oggi la portavoce della Commissione europea per gli Affari esteri Anita Hipper ai giornalisti. "In quanto organizzazione regionale multilaterale dedicata alla democrazia, ai diritti umani e allo Stato di diritto, il Consiglio d'Europa ritiene che qualsiasi uso della forza sul territorio di un altro Stato sollevi gravi questioni di diritto internazionale, compresi i principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite di sovranità, integrità territoriale e non ingerenza", ha dichiarato ieri il segretario generale del Consiglio d'Europa Alain Berset: "La democrazia può prevalere solo se rivendicata dagli stessi venezuelani, attraverso un processo politico inclusivo, elezioni credibili e il ripristino di istituzioni democratiche che godano della fiducia pubblica", ha proseguito. (sio – 5 gen)
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