Sono 256 i milioni di euro investiti nel foodtech italiano durante l’anno appena concluso, oltre il 123% in più rispetto al 2024. L’annuale report dell’Osservatorio Investimenti Foodtech pubblicato dalla società di consulenza TheFoodCons ci restituisce la fotografia di un settore in piena salute, seppur con molti se e qualche ma. Dopo il -52% del 2024, una sorta di rimbalzo era oltremodo atteso, e si può affermare di essere andati oltre le più rosee previsioni, anche in virtù del fatto che le previsioni su scala mondiale parlano di netto ridimensionamento degli investimenti nel settore. Un ecosistema italiano spaccato in due a livello geografico, nel quale è tutt’ora in corso una sorta di “ricambio generazionale”, come testimoniato dalla crescita degli investimenti early-stage e growth, parallelamente alla momentanea scomparsa del late stage, anche se il vero protagonista dell’anno appena concluso è stato senza ombra di dubbio il debito. E la conferma di quanto sopra esposto la si ha analizzando i dati per entità del round. Il debito ha letteralmente “cannibalizzato” gli investimenti, con quasi 147 milioni, il 57% degli investimenti totali. Le note dolenti sono date dall’assenza di Round C e B, mentre buone notizie vengono dai Round A (57,34m, +138%), Il nuovo che avanza vede l’ulteriore conferma di Seed (34,8m, +128%), e Pre-Seed (8,2m, +50%), mentre crolla il Crowdfunding (8,7m, -47%%).
L’analisi per settore vede la conferma dell’Agtech (136,2 milioni, +166%), che per il quarto anno consecutivo si conferma vera forza trainante del comparto, concentrando oltre la metà degli investimenti totali (53%). Medaglia d’oro della crescita al Pet-FoodTech, (8,4m + 554%), con il subcomparto del Food Waste che guadagna il gradino più basso del podio in fatto di crescita (13,9m, + 148%). Buone notizie vengono comunque da tutti i settori: Digital Food (20,6m, +82%) Restaurant-Tech (12,6m, +64,5%), Cibi e Ingredienti Innovativi (22,9m, +72%), Food Retail (19m, +93%) e Tecnologie Diverse (22,16m, +54%). Le note dolenti vengono dalle analisi per area geografica e nella parità di genere. La prima vede una polarizzazione estrema verso il Nord Italia, con l’89,15% degli investimenti (228,3 milioni), che vede comandare il Veneto con 109,4 milioni, seguito da Lombardia (63,6m) e Friuli Venezia-Giulia (19,6m). Al Centro (23,8m, 9,29% del totale) e Sud (3,9m, 1,55%), restano le briciole, con l’Emilia Romagna che si accomoda ai piedi del podio con 14,8m, il 6% del totale. Praticamente stabili i dati relativi alla parità di genere. Degli 86 deal totali, solo 20 hanno riguardato progetti con almeno un founder donna, pari al 23%, contro il 25% del 2024. Leggermente più l’analisi sugli importi, con 37,5 milioni investiti, pari al 14,6%, contro il 13% del 2024. (red - 8 gen)
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