Roma, 8 gen - “Per abbassare quei numeri agghiaccianti dei femminicidi la repressione da sola non funziona: bisogna investire in prevenzione, ed è esattamente quello che fanno i centri per uomini maltrattanti”. Lo ha detto Alessandra Maiorino, senatrice del Movimento 5 Stelle, a margine di conferenza stampa sulla questione degli “uomini maltrattanti” svoltasi in Senato, facendo un bilancio di un 2025 segnato ancora una volta da dati drammatici sul fronte della violenza di genere. Secondo Maiorino, nonostante le battaglie portate avanti in Parlamento e l’inasprimento delle pene, “i numeri dei femminicidi continuano a non scendere” perché il fenomeno va aggredito prima che esploda. “Noi ci abbiamo sempre creduto – ha spiegato – e pur avendo appoggiato le modifiche per l’inasprimento delle pene, sappiamo che non è questo lo strumento che riduce la violenza. Serve prevenzione”. Da qui il ruolo centrale dei centri per uomini maltrattanti, previsti dalla Convenzione di Istanbul all’articolo 16 ma rimasti per anni inattuati in Italia. “Li abbiamo istituiti con un fondo nel 2020 e li abbiamo rifinanziati con l’ultima legge di bilancio – ha ricordato la senatrice M5S – anche perché oggi la legge obbliga il giudice a inviare i maltrattanti a questi centri. I numeri sono cresciuti e il lavoro che stanno facendo è aumentato in maniera esponenziale”. Maiorino ha sottolineato come questi centri operino soprattutto sul piano culturale e preventivo, intercettando “le prime spie, i primi comportamenti spia” da cui origina la violenza, con l’obiettivo di modificarli alla radice. “Violenza verbale, psicologica, economica: anche un solo schiaffo è sufficiente e non va mai sottovalutato”, ha avvertito. In molti casi, ha aggiunto, sono gli stessi uomini a riconoscere di avere difficoltà nella relazione e nella gestione delle emozioni. “Alcuni si rendono conto che questi comportamenti hanno un impatto anche sul rapporto con i figli e decidono di rivolgersi spontaneamente ai centri. Sapere che esistono strutture con professionisti e terapeuti in grado di accompagnare un percorso di cambiamento è fondamentale”. “Questo è un discorso culturale prima ancora che giudiziario – ha concluso Maiorino – perché non bisogna aspettare la condanna o il reato. Agendo prima si possono salvare potenziali vittime, spesso più di una, visto che la violenza tende a ripetersi anche in relazioni diverse. Bisogna andare alla fonte della violenza, e questi centri fanno esattamente questo”.
(PO / Sis)
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